lunedì 8 marzo 2010


Categoria: Musica

Bungaro

Arte


Arte: se non lo è poco ci manca.

di Fabio Antonelli


“Ho fatto un viaggio in luoghi così lontani che mi sono sembrati vicinissimi. E luoghi vicini che per raggiungerli ho dovuto lavorare tanto”


Così Bungaro introduce “Arte”, il suo sesto album, un disco che se non è pura arte poco ci manca.


Scritto quasi sei anni dopo “L’attesa” racchiude in se quasi come in un viaggio artisti incontrati lungo il proprio percorso artistico, nomi importanti come quelli del cubano Omar Sosa, della brasiliana Paula Morelembaum o di altrettanto validi artisti di casa nostra come Fiorella Mannoia, Lucilla Galeazzi, Ferruccio Spinetti, Ambrogio Sparagna, artisti che hanno saputo arricchire un tessuto di base già validissimo basato quasi interamente sulle liriche del poeta e scrittore Pino Romanelli e le musiche di Bungaro, ma occorre qui ricordare due contributi essenziali alla piena riuscita di questo grande progetto cioè gli arrangiamenti suddivisi quasi in uguale misura tra il maltese Aidan Zammit già collaboratore in passato di Nicola Piovani, Vincenzo Cerami e Niccolò Fabi e capace di scelte armoniche e melodiche di grandissima qualità qui affidate ad un’orchestra d’archi di ben 25 elementi e Michele Ascolese per anni collaboratore di Fabrizio De Andrè e uomo ricco di grande sensibilità musicale.


Ma procediamo per gradi ed allora senza perdere tempo mettiamo nel lettore questo cd che oltre a importanti collaborazioni può vantare un libretto davvero completissimo di dettagli e ricco di belle fotografie che ritraggono i vari protagonisti durante le varie fasi realizzative, testimoniando un grande piacere di suonare e cantare, piacere emerge da subito anche all’ascolto.


Il disco si apre con “Il motore immobile” uno tra i brani più belli e accattivanti dell’intero lavoro, segnato da dolci percussioni, dalla chitarra acustica di Bungaro e dalla suadente mezza-zampogna di Aidan Zammit, è legato alla quotidianità con quel ritornello che l’attraversa più volte “Sei tu il motore immobile in cui il mio universo gira”.


Su delicate movenze sudamericane è invece costruita la title-track “Arte” che Bungaro divide con la splendida voce della cantante brasiliana Paula Morelembaum, ci sono tutta la fluidità del pianoforte di Aidan Zammit e i sognanti arpeggi di Michele Ascolese ed i bei versi di Romanelli “Cosa provo quando sono di fronte ad un’opera d’arte / Come di fronte ai tuoi occhi nascosti che mi stanno a guardare / Uno sbilanciamento un senso di vuoto… / di bellezza bruciante che non passa mai”.


Intenso e nostalgico canto d’amore, di un amore finito ma forse mai concluso “La cosa certa è che siamo lasciati, ma continuiamo a vederci senza incontrarci” è “Il deserto” che vede la partecipazione di Fiorella Mannoia, il brano costruito sul pianoforte di Zammit intorno al quale ruotano gli archi e le chitarre acustiche ed elettriche lascia comunque aperte le porte ad una speranza futura “Perché c’è speranza che il nostro deserto diventi giardino / Che lo spazio interiore racchiuso diventi infinito”.


Sono le percussioni di Raul Scebba a colorare e dare luce e brillantezza particolare al successivo “Se rinasco”, brano di grande immediatezza caratterizzato da un bel ritornello costruito sui contrari “Se rinasco ti sposo ogni volta che posso / Se mi ami davvero non amarmi sul serio” ed una strofa basata sulle personali passioni cinematografiche “Come il Mare dentro vive… Fino all’ultimo respiro… / nelle Notti di Cabiria… nei Racconti del cuscino… e così ci comprendiamo / ci osserviamo da vicino siamo come certe immagini che disegnano un destino / Gli Amanti di domani… Il Posto della Fragole… e La Passione e la Vergogna”.


Intimo e poetico canto d’amore è “Vestimi di te”, suonato solo da Aidan Zammit al pianoforte e alle programmazioni e da Michele Ascolese alla chitarra elettrica, ha un inizio colmo di passione “Tocca gli angoli della bocca / Perché io possa sentire i tuoi respiri / Lo sfiorarsi piano piano della pelle / In un vortice veloce di pensieri”.


Affascinante e pieno di pathos è invece “Trafficante” che vede sugli scudi lo splendido bandoneon di Gianni Iorio, ma da segnalare anche il sensibile tocco pianistico di Natalio Mangalavite e gli arpeggi sempre perfetti di Michele Ascolese, belli poi i versi che narrano di un “Trafficante di diamanti… di amanti e di perdono / Che mi hai amato anche quando ti ho ingannato / Amore del destino se sei tu il destinatario / Amore del destino… amore del destino”.


Ancora Natalio Mangalavite con il suo pianoforte conduce per mano il triste e malinconico “Pagine”, dialogando splendidamente con i violini, la viola e il violoncello in uno dei brani più intensi e belli anche dal punto di vista dei versi, prima quasi senza più speranza “Quelle… quelle pagine strappate / Quelle vite calpestate… senza più parole… senza più parole / E’ per questo siamo pagine / Siamo storia e geografia / Storia in una fotografia” poi comunque aperti ad un possibile spiraglio “Le vedi… lontano le rondini ancora tornare / in alto e sul campo adagiare… / Le senti… tornare che quasi ci sembra vero / riuscire a scambiare il nostro inverno in estate”.


Con “Punti di vista” il registro musicale cambia totalmente, si approda a brillanti sonorità sudamericane grazie alla presenza da protagonista quasi assoluto di Paulino Trumpete che si alterna tra tromba, flicorno e trombone, ma quello che sembra solo un pezzo divertente nasconde un mal celato senso di angoscia “Ma che fare se mi sento preoccupato / Non tanto del futuro ma del tempo che ho sprecato / Che posso fare se di notte resto sveglio / E conto le paure che di giorno son cresciute”.


Con “Dal destino infortunato” si giunge ad uno dei momenti più alti dell’intero disco, costruito su un testo inedito di Sergio Endrigo, con la presenza oltre che di Bungaro alla chitarra di due grandi virtuosi come Omar Sosa che si divide tra pianoforte e marimba e Ferruccio Spinetti con il suo inseparabile contrabbasso, ne nasce così un pezzo decisamente sognante ed interlocutorio “E quali rotte avremo dal destino infortunato? / Se ci evitiamo, ci ritroviamo soli nel sole. / E in qualche modo, andando al sodo, noi… non siamo soli…”. So che è stato scartato dal Festival di Sanremo, ora capisco…


Non c’è il tempo per riprendersi ed eccoci tuffati in “Madonna di lu finimundu” un agitato brano di stampo popolare, invaso dall’irruenza dell’organetto di Ambrogio Sparagna e dalla voce particolare di Lucilla Galeazzi, nonché segnato ritmicamente dal basso-tuba di Gianluca Galvani. Energia e sentimenti allo stato puro.


Ci voleva proprio una tranquilla riflessione sulla bellezza, come quella presente in “Non è tempo che passa”, canzone che è semplicemente suonata al pianoforte da Roberto Marino, accompagnato da violino, viola e violoncello e che lascia Bungaro di liberare in volo il suo canto sui versi finali “non è tempo che passa… e non è tempo… / e se riesci a fermarla… e se riesci a riempirla / La bellezza è bellezza… la bellezza è bellezza”.


“Il volume del mare” è un altro brano che evidenzia ancora una volta il proprio sentirsi fuori luogo, sentimento purtroppo comune a tanti “Come un pesce fuor d’acqua faccio un giro di boa intorno ai miei anni / Se m’ami o non m’ami sei il mio mal di mare e poi mi scoppia la testa… / Sono stato rimosso e poi riammesso e poco gradito… come molti di noi”.


Tanto semplice quanto bella è “Piacere di vederti”, scritta da Pino Romanelli e Neri Marcorè e musicata da Bungaro, è cantata in parallelo a due voci come in un immaginario dialogo da Neri Marcorè e Bungaro e forse più di altre canzoni è specchio della personalità di ciascuno che è poi accomunata nei versi conclusivi “Io sono io che mi sveglio e mi addormento / Lucido mi assento e poi partecipo all’evento / Dei figli che ci crescono intorno e ci sorprendono ogni volta / Che tenendoli per mano diventiamo come loro / Che tenendoli per mano diventiamo uno di loro”.


Chiude l’intero lavoro una lieve ed emozionante “Piccenna mia”, ci sono solo la voce di Bungaro ed il virtuosismo di Guinga alla chitarra, ma è delicata e dolce magia.


Bungaro con "Arte" ha saputo davvero realizzare un raffinato progetto che si muove come un ipotetico viaggio tra mondi lontani e luoghi invece più familiari, sospeso in magico equilibrio tra sogni e realtà, lasciando trapelare da ogni ascolto un inesauribile piacere di cercare nuovi percorsi musicali, nuovi compagni di viaggio con i quali condividere le proprie esperienze.


Come non apprezzare quindi uno che sempre in “Piacere di vederti” canta “Io sono io e ho un carattere normale / Sbarco il lunario con la musica e la voce / I gesti e le parole di chi ancora vuol capire / Il mistero dell’andare del fermarsi e ripartire”.





Bungaro

Arte


I Sogni Son Desideri Records / EGEA Music - 2010

In tutti i negozi di dischi


Tracklist
01. IL MOTORE IMMOBILE

02. ARTE

03. IL DESERTO

04. SE RINASCO

05. VESTIMI DI TE

06. TRAFFICANTE

07. PAGINE

08. PUNTI DI VISTA

09. DAL DESTINO INFORTUNATO

10. MADONNA DI LU FINIMUNDU

11. NON E’ TEMPO CHE PASSA

12. IL VOLUME DEL MARE

13. PIACERE DI VEDERTI

14. PICCENNA MIA


Crediti:

Bungaro: voce, chitarre acustiche (1, 9, 13), cori (8), arrangiamento (13, 9)

Aidan Zammit: pianoforte (1, 3, 4, 5, 8, 12), tastiere (1, 3, 4, 6, 12), mezza-zampogna (1), programmazioni (5), cori (8), arrangiamento (1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12), direzione (1, 3, 4, 12), direzione archi (2, 6, 10), cori (8)

Michele Ascolese: chitarra elettrica (1, 3, 4, 5, 8, 12), chitarre (2, 6, 10), arrangiamento (2, 6, 10)

Lorenzo Feliciati: contrabbasso (1, 2, 3, 6, 8, 10), basso elettrico (4, 12), cori (8)

Lucrezio De Seta: batteria (1, 2, 3, 4, 6, 8, 10, 12)

Alessandra Falconieri: voce (1)

Raul Scebba: percussioni (4, 10)

Gianni Iorio: bandoneon (6)

Natalio Mangalavite: pianoforte (6, 7), arrangiamento (7), direzioni archi (7)

Paulinho Trumpete: tromba (8), flicorno (8), trombone (8), arrangiamento fiati (8)

Pino Romanelli: cori (8)

Gianluca Galvani: basso tuba (10)

Roberto Marino: pianoforte (11), arrangiamento (11), direzione archi (11)

Orchestra d’archi di 25 elementi: (1, 2, 3, 4, 6, 10, 12)


Paula Morelenbaum: voce (2)

Fiorella Mannoia: voce (3)

Omar Sosa: pianoforte (9), marimba (9), percussioni (9), arrangiamenti (9)

Ferruccio Spinetti: contrabbasso (9), arrangiamenti (9)

Lucilla Galeazzi: voce (10)

Ambrogio Sparagna: organetto (10)

Neri Marcorè: voce (13)

Guinga: chitarra (14), arrangiamento (14)


Testi e musica: Romanelli-Bungaro (1, 3, 4, 5, 6, 11, 12), Romanelli,Morelenbaum,De Tomassi-Bungaro (2), Romanelli,Vanoni-Bungaro (7), Romanelli-Bungaro,Zammit (8), Endrigo,Zeppieri-Bungaro(9), Romanelli,Bungaro-Bungaro-Ascolese), Romanelli,Marcorè-Bungaro (13), Bungaro (14)


Produzione esecutiva: Paolo De Lazzaro, Max De Tomassi, Giovanni Calabrò, Caterina Calabrò e Michele Salgarello per “I Sogni Son Desideri” Records


Produzione artistica: Bungaro, Aidan Zammit, Michele Ascolese


Registrato presso International Sounds Conversano (BA), Orbita Studio, Rio de Janeiro, Forum Music Village (Roma), FM Record (Roma), Zamstudio (Roma), Sound Garden (Roma), Effetto Note (Milano)

Ingegnere del suono: Emanuele Donnini
Mastering: Greg Calbi @ Sterling Sound Studios, New York


Sito ufficiale di Bungaro: www.bungaro.org

Bungaro su MySpace: www.myspace.com/bungaro


Voto: 8,5/10

giovedì 4 marzo 2010

LA MARCIA DELL’OMBRA: CLAUDIO POZZANI e la scelta di affidare le poesie alla forma canzone


Poesia, vestita con abiti musicali, spaziando dal jazz alla musica contemporanea, dal funky al trip hop, sempre con un’impronta fortemente metropolitana e uno stile riconoscibile.
Dalla neonata CVT REcords, estensione discografica del Festival Internazionale di Poesia di Genova, ecco il disco di Caludio Pozzani: “La Marcia dell’Ombra”

Claudio Pozzani ha sempre privilegiato l’aspetto “live” della sua poesia rispetto a quello meramente editoriale.
Nato a Genova nel 1961, è attivo da oltre 20 anni nel campo della poesia e della performance, con partecipazioni in tutti i più importanti festival di poesia e saloni letterari soprattutto europei e sudamericani, ma anche con importanti reading in Giappone e Canada.
Pozzani è anche il direttore di numerosi eventi letterari in Italia e all’estero, primo fra tutti il Festival Internazionale di Poesia di Genova, creato nel 1995 e considerato la più grande manifestazione di poesia in Italia. Grazie alla collaborazione del pianista e compositore Fabio Vernizzi e dall'esperienza decennale nell'ambito elettronico di Andrea Vialardi, Pozzani ha potuto “vestire” le sue poesie con abiti musicali, spaziando dal jazz alla musica contemporanea, dal funky al trip hop, sempre con un’impronta fortemente metropolitana e uno stile riconoscibile.
Il CD esce per la neonata CVT Records, estensione discografica del Festival Internazionale di Poesia di Genova, che pubblicherà artisti a cavallo tra parola e musica d’autore.
“La marcia dell’ombra” è quindi un progetto che va al di là del semplice CD, anche perché interessa due tipi di pubblico e quindi due canali differenti, quello musicale e quello letterario, ponendosi sul mercato da una prospettiva che in Italia non è molto praticata. In Francia, ad esempio, i CD di poeti come Grand Corps Malade o Abd al Malik si
vendono nell’ordine di centinaia di migliaia di copie e dietro a loro c’è un importante mercato indipendente in forte crescita. Al di là dell’Italia, è prevista una distribuzione anche in Francia, dove i libri di Pozzani sono stati pubblicati e hanno già ottenuto un ottimo riscontro (il libro di poesie “Saudade & Spleen” è già alla sua 3° edizione e il romanzo “Ka te et moi” era stato il libro selezionato da France Culture durante il Salon du Livre 2002).
La scelta di affidare le mie poesie a un CD anziché a un libro vuole ribadire la priorità che l'aspetto orale ha nella poesia. Il contatto con il pubblico per un poeta è essenziale: le diverse reazioni, la metacomunicazione che si instaura tra la tua voce e la platea, vedere alla fine dei reading che cosa di tuo la gente si porta via con sé. .. sono elementi molto più importanti di tante recensioni su riviste. C’è nella poesia una lingua arcana e magica che corre sotto le righe scritte e si sintonizza con l’essere profondo di ciascuno di noi: quando il poeta riesce ad attivare questa alchimia le sue parole parlano direttamente all’anima dell’ascoltatore (o del lettore), scavalcando le due persone in gioco.
Per questo progetto Claudio Pozzani si è avvalso della collaborazione di musicisti dalla grande sensibilità e talento compositivo come Fabio Vernizzi e Andrea Vialardi, vero genio
nell’uso dell’elettronica, che ha estratto i suoni giusti dai suoi alambicchi tecnologici.
Grazie a loro e agli altri musicisti ospiti, l’idea di far danzare, urlare e sudare ancor di più le
mie poesie ha dato vita a queste “canzoni parlate”.
E' sempre molto difficile “musicare” la poesia perché ha già in sé un suo ritmo e una sua
melodia che seguono logiche diverse da quelle prettamente musicali. Qui le poesie diventano vere e proprie canzoni, senza mutare lo stile di recitazione e dando vita a brani con una struttura e partitura ben definita.


TOUR LA MARCIA DELL’OMBRA

14/03 – 21/03 Tour promozionale Albania (Durazzo, Valona, Tirana)
21/04 – 24/04 Festival Poesia Cartagine (Tunisia)
26/04 – 4/05 Festival Poesia Costa Rica
10/05 – 13/05 Festival Poesia Granada (Spagna)
24/05 –31/05 Festival Poesia L’Avana (Cuba)
22/07 – 31/07 Festival Poesia Sète (Francia)
19/08 – 24/08 Festival Poesia Struga (Macedonia)
3/09 – 7/09 Festival Poesia Brasilia (Brasile)
10/09 – 15/09 Festival Poesia Montreal (Canada)



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mercoledì 3 marzo 2010

Esce l’attesissimo EP d’esordio della cantautrice ROBERTA CARTISANO

Roberta Cartisano è una musicista/cantautrice calabrese trapiantata a Milano. Bassista e pianista,
collabora sia in studio che live con diversi artisti sia italiani che internazionali. Conosciuta ed
apprezzata da molto tempo nel circuito underground, da sempre porta in giro le sue canzoni che
suscitano emozioni forti. Il suo disco d'esordio, scritto e arrangiato da lei con la produzione di Lele
Battista, vedrà anche la partecipazione di ospiti di spessore quali
Cesare Basile e GiorgioMastrocola (La Sintesi, Battiato)


Traballante Umanità – Un non-luogo, i passanti che tengono strette, in pugni chiusi, debolezze e paure. Cercano di mostrarsi decisi e padroni di se stessi. Una traballante umanità che non ama esporsi e avanza in equilibrio precario con se stessa. Riesci a sentire i loro passi nervosi su pietre di strade indifferenti? Di Indro Montanelli si diceva che andava in mezzo agli altri per sentirsi più solo. Una donna in angoli di città percepisce invece come innaturale la sua solitudine indotta dai passanti. Non può più tenere il capo chino suoi passi e decide di liberarsi alimentandosi dell’incredulità che riposa negli occhi altrui. Non può più essere solo amica e amante di se stessa. Inizia a danzare ingentilendo la piazza mentre lo sguardo altrui la ricopre di follia. Non serve nascondere le debolezze, la poesia è data dai crepitii dell’anima. Una donna si muove leggiadra su note di pianoforte, respirando a pieni polmoni melodie di fragili fisarmoniche. Solitamente chi si espone a cielo aperto viene considerato folle, ma in fondo, sta semplicemente vivendo. Questa canzone vuole essere un inno alla vita.

L’Attesa – feat Lele Battista – Un brano che sa di campi di grano e panni stesi ad asciugare al sole. Immagini dal sapore melanconico cullati da un afoso vento del sud che riscalda anime gocciolanti; ogni strofa è un film in 8 mm che ci racconta la storia di gente comune in attesa di piccoli o grandi eventi. Su davanzali di finestre un bimbo attende il ritorno di aquiloni e con il naso all’insù chiede speranzoso al cielo di ridargli il dono sottratto. I ciclo della vita si stringe intorno a madre natura in attesa che l’uomo possa aver voglia di divenire un esempio migliore. E forse, nel frattempo, l’aquilone avrà fatto ritorno sul davanzale del bimbo in affanno. Rabbia, dolcezza, ingenuità, candore, coraggio. In ogni storia potrete riconoscervi ma solo se riuscirete a sentire in arpeggi di chitarra, il rumore di petali di rose cadute dal cielo.

Musicante di Berlino – Feat Augusto Favaloro – Un musicista suona per le strade della cara vecchia Europa; a Wenders questo atipico “arpeggiatore di sentimenti derubate a polverose città” sarebbe forse piaciuto. La giacca del musicante odora di jazz contaminato e c’è chi, dopo aver ascoltato il brano, giura di aver sentito il profumo del pane appena sfornato. Le sue scarpe consunte dal tempo, ci parlano di incontri fugaci e di semplici gesti che rendono irripetibili le nostre giornate. Il Musicante offre i suoi nobili pensieri ad angeli caduti in città distratte. Una gentil donna si ferma a guardarlo. Lui continua a suonare ispirato dalla rara beltà che gli inquieti gesti della donna gli suggeriscono. Si prende cura di lei rendendola protagonista della sua musica; le note sono l’unico linguaggio che conosce. Si dice che cantare è come pregare due volte, e il musicante alla fine tende la mano alla sua gentil donna di rara beltà. Lei lo seguirà? A voi la scelta, in finale sta voi a scriverlo.

Dolce Arianna – Il Mediterraneo scorre con fare rock in questo brano che racconta su tavole di argilla il mito del filo di Arianna. Il coraggio misto a fragilità di una donna che ha vissuto intensamente e che la rende vicina a qualsiasi storia dei nostri tempi. Un mito attuale, che ci ricorda che la natura dell’uomo rimane invariata. L’antica Creta non è poi così distante da noi: tutti abbiamo il nostro Minotauro da aggirare, un Teseo da amare e il nostro filo di seta che ci aiuta a uscire dai labirinti che quotidianamente ci diamo. L’abbandono è storia di tutti i giorni; il rialzarsi ancora più forti e consapevoli di prima, è una storia che pochi si concedono. Scegliere di volersi bene, è il dono più grande che possiamo darci. Esserci davvero, è una scelta di vita.

Roberta Cartisano

www.robertacartisano.it



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mercoledì 24 febbraio 2010

IL RITORNO DI LAURA MARS: “Promesse” è il brano scelto dal mini-cd lo scrigno

Dopo la prima esperienza discografica del 2006 con il disco “NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE”, ottima auto-produzione della neonata casa di produzione NEST RECORDS, Laura Mars si presenta di nuovo al pubblico con un nuovo mini-CD dal titolo ‘ NEL MIO SCRIGNO’, un singolo accompagnato da 2 inediti.


Toni soavi e linee melodiche mai banali, che ben si fondono alla voce calda, avvolgente e ben delineata da tinte tipiche della soul music, R & B, funk music, da cui Laura Mars, da sempre attinge.

Le canzoni sono state scritte tra il 2007 ed il 2008 e rappresentano la conclusione del viaggio iniziato nel 2006 con NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE. Il loro colore è quello dell’autunno, quando le foglie cadono dagli alberi, ed è tangibile il senso di nostalgia nei confronti di una stagione appena trascorsa. Esprimono una strana sensazione di calma e tranquillità sempre un po’ contratte, scettiche a volte e forse caratterizzate dalla ‘stasi’, che penetra nell’anima quando l’emozione della rassegnazione ne avvolge le forme. Ma proprio questi elementi diventano un ottimo terreno, stabile e sicuro, su cui poggiare i piedi, per partire con nuovo slancio verso un nuovo viaggio. NEL MIO SCRIGNO chiude un cerchio che, partito da una ricerca di pace si chiude con una pacata calma finalmente ritrovata, che seppur così effimera, getta basi stabili per affrontare il “nuovo”.

PROMESSE Scritta di ritorno da un viaggio fatto in Brasile, terra che amo per i suoi colori, i profumi, la sonorità della sua lingua e per il suo popolo meraviglioso. Immagino di parlare a questa terra, da perfetta innamorata, consapevole di non poter fare nulla per vivere totalmente con lei, condividerne i momenti positivi e quelli più difficili.

MIO CARO DIARIO Parlo al mio diario, con lui mi confido, certa della sua solita pazienza... Chiedo a lui aiuto per non smettere di credere e confidare nelle mie seppur piccole certezze.

NEL MIO SCRIGNO È una preghiera che rivolgo alla POESIA, chiedendole di non abbandonarmi, e di farmi sempre sognare per provare nuove emozioni. In questa canzone si percepisce lo slancio al nuovo viaggio, sconosciuto e pieno d’incognite, ma per questo così accattivante.
Laura Rebuttini (alias Laura Mars) nasce il 04 novembre 1977.
Studia canto dal 1994. Si concentra sulla propria voce seguendo diversi seminari, tra cui quelli con Norma Winstone ed Elisa Benassi, grazie alla quale attiva un percorso di studio sulla psicofonia.
Dal 1992 canta esibendosi nei clubs con diverse formazioni, attraversando vari generi: dal rock al blues; dal soul al funk; dalla progressive all’acid jazz.
Negli anni collabora e si esibisce dal vivo con molti artisti di grande spessore musicale tra cui trombettista jazz Massimo Greco, Paolo Benvegnu’, Modena City Ramblers, Sensasciou (coi quali ha partecipato al 1° Maggio)
Oltre a prestare la voce per le produzioni discografiche di molti artisti e studi di registrazione, produce il suo primo cd auto prodotto NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE nel 2006 (NEST RECORDS 2006), che ottiene ottime recensioni. Ora si accinge a presentare il nuovo singolo NEL MIO SCRIGNO appena uscito. Parallelamente sta lavorando al primo disco del nuovissimo progetto di musica chill out, lounge, jazz-house ‘TABATA PROJECT’ in uscita il prossimo febbraio 2010 con la casa discografica MOLTO RECORDINGS.


LAURA MARS
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VENE PIENE E’ IL SINGOLO DI DAVE

Si intitola “VENE PIENE” l’esordio discografico del polistrumentista
Davide Nicolli – iin arte DAVE –
…un singolo nato per dare una scarica di energia e leggerezza all’animo…

Dave è il tramite della sua spiritualità, un corpo variopinto che cambia suono e temperatura a seconda di quello che gli accade e sente attorno a se. La sua musica e le sue parole rispecchiano il modo di percepire e riversare, parlano delle visioni, delle forze, delle paure e di tutto ciò che difficilmente senza di Lei si potrebbe raccontare. La musica estende, galvanizza, i rende pieni di Energia, aiuta a riflettere e insegna ad ascoltare. Questo suo nuovo Progetto sintetizza la voglia di fare un ulteriore balzo in avanti, di crescere e raggiungere un’identità ancora più definita. Decide di dare ancora più spazio alla sua natura di Musicista Polistrumentista. Infatti i brani sono scritti composti cantati suonati da Dave. Per la parte ritmica invece è nato un ottimo feeling con il noto batterista Paolo Bertorelle .

Vene Piene “Un pezzo nato per dare una scarica di energia e leggerezza all’animo. E’ la descrizione di come percepisco il mio essere vivo, fare tutto ciò che ti viene di fare, vivere a modo tuo.. e ‘farlo tutto il tempo’. Essere noi stessi ci da colore in viso, ci rende più radiosi, più intensi e ci collega con la reale natura che ci appartiene e ci contraddistingue. E’ giusto sentire l’Aria e il Sole che si muove naturalmente nei nostri fluidi corporei dandogli spazio affinchè si possa toccare il cielo anche solo con la propria adrenalina e la propria vitalità.”

Pensami un po’ “Tante sono le domande che ci assalgono quando pensiamo a qualcosa o qualcuno che non possiamo più vedere, toccare o vivere. I cinque sensi non percepiscono nessuna presenza, ma qualcosa mi dice che dobbiamo andare oltre e guardare le cose non più per il verso comune, ma oltrepassando quel muro sconosciuto che potremmo chiamare ragione. E’ una richiesta di aiuto, un affidarsi senza certezza a quella nuvola che sappiamo esistere anche se non ci parla piu’ usando la voce. E’ in questa bolla di sapone che voglio vivere perchè a volte parla di piu’ il silenzio del rumore.”

La cura (Franco Battiato) “Reputo sia una delle piu’ belle canzoni italiane dei nostri tempi mai scritte. E’ stata una prova di coraggio, perchè toccare un pezzo del genere non è facile e l’ho fatto con molta umiltà, ma mi ha regalato tanta emozione e soprattutto la possibilità di aggiungere i miei colori e il mio stile in qualcosa già di per sè perfetto.”

DAVE (Davide Nicolli) - Dopo tantissimi ascolti e tantissimo studio comincia a metà degli anni novanta a scrivere le prime Canzoni e ad effettuare le prime registrazioni su cassetta, a partecipare vincendoli a numerosi concorsi, a formare i primi gruppi Cover e quindi a tenere i primi concerti live. Esce nel ’98 con un primo EP (“Prima pagina”). Con il nuovo millennio da vita a un progetto con gli Interno Blu e sforna un disco nel 2002, e poi due episodi discografici solisti come Davide Nicolli (“Non melo dirai” e “Provini”). Dopo aver partecipato a Centocittà su RAI 2, arriva a mettersi in luce a Sanremo lab del 2007, realizzando musiche per spot pubblicitari famose (ricordate Cannavaro con gli occhiali Sting?). Intanto forma la D.A.V.E. band che nel 2007 è pronta per il primo disco. Nel 2009 nuova partecipazione ricca di consensi a Sanremo Lab, ma è anche protagonista di Sanremo Nuova Generazione. “Vene piene” è il suo esordio discografico da solista, realizzato all’ Xland studio con Sandro Franchin Franchin (Simply Red, Miriam Makeba, Sade, Zucchero, Celentano, Giorgio Gaber, Renato Zero, De Gregori, Tiziano Ferro, Vasco Rossi).

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martedì 16 febbraio 2010

Rosybyndy: “Un DOGMA nelle prime posizioni della charts della INDIE MUSIC LIKE”


Con il suo nuovo singolo “DOGMA” , impreziosito dalla partecipazione
di due semi-alieni come FAUSTO ROSSI (Faust’o) e FLAVIO GIURATO
ROSYBYNDY – al secolo Luigi Piergiovanni –
e’ da alcune settimane nelle prime posizioni delle charts della INDIE MUSIC LIKE, la classifica delle web radio e delle radio locali curata dal MEI

Produttore, musicista, sound designer, autore di testi e musiche, instancabile collaboratore e ispiratore di una piccola parte della scena musicale pop e underground degli anni 80’ e ’90 (Gronge, Mirella Felli, Dorian Gray, etc), con il suo nuovo singolo “DOGMA” , impreziosito dalla partecipazione di due semi-alieni come FAUSTO ROSSI (Faust’o) e FLAVIO GIURATO, e’ da alcune settimane nelle prime posizioni delle charts della INDIE MUSIC LIKE, la classifica delle web radio e delle radio locali curata dal MEI, oltre 150 media e new media che da tutta Italia inviano i brani di musica italiana indipendente preferiti. In primavera con I’album kapytalysty vyrtualy, Rosybyndy (al secolo Luigi Piergiovanni), dall’antro vagamente hollywoodiano dell’infernetto (loc. vicino a Roma sulla strada che porta al mare che vedeva, ieri, orde di legionari, oggi, di turisti e businessman da e verso Fiumicino), nella sua villa, cintata da bassi muri, palme comprese, in barba ad ogni new age o spiritualismo da scaffali di supermercato, esoterismi di casta, lontano anche da semplificazioni e materialismi banalizzanti il tutto… insomma “ancora vivo”, senza automatismi (tranne quello della sua carrozzella, dove, in piena dinamys,, è obbligatoriamente e “staticamente” seduto) rendera’ ancora piu’ unico il suo percorso artistico. Memoria storica di un’avventura musicale unica ed eccezionale, di un’esperienza artistica ed umana emozionanti; attraverso di lui la musica vive e si rigenera, senza barriere tra passato e presente. Piccole grandi canzoni, semplici e suggestive viste con un occhio lucido da una finestra, attraverso le pieghe di una veneziana, nella penombra di una stanza, l’occhio di Rosybyndy, seduto sulla sua carrozzella e paradossalmente “coi piedi per terra” più di ogni altro. Rosybyndy mette in mostra il meglio di tutto lo sterminato bagaglio creativo e musicale che possiede: dal trip hop anni ’90 al cantautorato, dall’elettronica ai grandi gruppi degli anni ’60, fino alla scelta convinta di testi frontali, capaci di dire molto e in faccia.

Con Rosybyndy l'unica cosa costante è il cambiamento. L'ampiezza degli stili musicali che affronta, perfino all'interno di un solo disco, è uno degli elementi essenziali della sua essenza artistica. Il solo fatto di varcare i confini dei generi è per lui motivo di gioia. "Questa visione globale nei confronti delle differenti culture è parte della mia natura. Voglio rompere le barriere tra generi, categorie o culture. Invece di innalzare muri cerco di combinare elementi diversi. E' la cosa che più mi piace fare. Mettendoci dentro disillusione, angoscia, rabbia, e, sempre e comunque, tanta speranza.”

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DISCOGRAFIA:
“e sto a scherzà” – cds 2003
“eskoryazyony karmyke” – cd 2003
“sound snack” – compilation 2004
“mantova musica festival” – compilation 2004
“il portiere di riserva” – cd 2005
“ascoltare 3” – compilation 2006
“mei digital” – compilation 2006
“dogma” – cds 2009
“kapytalysty vyrtualy” – cd 2010

ROSYBYNDY
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martedì 9 febbraio 2010

L’esordio discografico di Michelle Lily: “The Real Me”


Sulla scia del grande successo ottenuto dal singolo “Summer Love”
rimasto in testa per tutta l’estate nella classifica ufficiale
delle radio indipendenti italiane – Indie Music Like –
è ora disponibile “The real me” l’album d’esordio di Michelle Lily
interamente prodotto da Mondo Marcio
Contiene feat di Nesli, Palla Da Phella e Mondo Marcio

Mondo Marcio e Michelle Lily si incontrano nell’estate del 2007 a New York in una sessione di studio di registrazione. Mondo Marcio rimane subito colpito dal talento della giovane cantante americana e gli propone di produrre il suo primo disco.
Dopo un anno di lavoro insieme nasce THE REAL ME - il disco d’esordio di Michelle Lily completamente prodotto da Mondo Marcio.
Disponibile in tutti i negozi e su I.Tunes.

Track List:
1. Get Ready
2. I Know What You Want
3. Summer Love (feat. Mondo Marcio)
4. The Real Me
5. Ho Chiuso la Porta (feat. Mondo Marcio)
6. Letter to You
7. Making You Hot
8. Celebrate
9. Uh! (feat Nesli)
10. Fire! (fet. Palla Da Phella)
11. Come Close (Bonus Track)



MICHELLE LILY
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L’AUTOSTRADA è il singolo estratto dall’album di ZEROUNDICI

Dopo una carriera ultraventennale fatta di premi prestigiosi (fra cui un Grammy), numerose apparizioni televisive,
live da spalla e con un’infinità di artisti
ecco che Marco Zanolo, con lo pseudonimo di ZEROUNDICI
da il via alla svolta del rock in italiano
con questo album prodotto e suonato con Josh Sanfelici
(musicista e arrangiatore di Roy Paci, Aretuska, Mau Mau, Tribà)

“…l’autostrada racconta di un viaggio da Roma a Torino, solo, pensando a tutti quelli che dormono mentre la strada corre sotto l’auto, con l’unica compagnia dell’autoradio che tiene svegli con musica e notiziari , passando da Firenze, trovando pioggia , neve e condizioni atmosferiche avverse da Bologna fino a casa, dove finalmente ci si potrà adagiare fra le braccia di Morfeo…”

“CHIAMATEMI ZEROUNDICI” (CNI)
In un autunno da salotto che precede il temporale Marco Zeroundici ti colpisce a tradimento con una voce che graffia il cuore e dà corpo e anima a uno specchio di vita quotidiana attraverso un vertiginoso incastro di note, parole, passione ed energia. Una musica che sradica immagini ( quelle splendide, notturne ed immediate nel viaggio in “L’autostrada”), emozioni, stralci di vita (la gioventù bruciata di “Piove su Modena”, il tradimento in “Mi fa male” , la riflessione sul futuro di “Specchio”, il divorzio in “L’amore alle sette di sera” ), dagli angoli più reconditi della memoria imprimendoli con forza nella pelle. Un rock che ti scivola dalle mani per entrarti nelle ossa, facendoti immaginare e vedere mille volte un film che ti piace (l’adolescenza mai dimenticata nello scorrere delle immagini de “lettera a Peter Pan”). E mentre ti racconta quello che vivi fra le lenzuola o in macchina, o mentre ti perdi nel silenzio della nebbia, senti bruciare nelle vene una passione fiammeggiante e palpabile che puoi toccare, stringere e abbracciare (il rapporto contrastato di “Credi?”, l’amara verità di “Una vita difficile”). Cominci a viaggiare sentendo il sangue che chiama e in un intreccio di passato presente e futuro ognuno di noi si ritrova a dialogare con la propria sete di felicità nel tentativo di togliere quella ruggine, quel velo di fragilità, quella sabbia che lega i piedi per poter essere liberi (i grandi temi della felicità in “Tre metri sopra il cielo” e in “Dì la verità”). Zeroundici urla la voglia di vincere, regalandoti il privilegio di lasciarti andare senza porti troppe domande. E' l'intimismo che conquista (la posititivà di “Come tira il vento” e di “Liberi tutti”). La sua capacità di penetrare in ogni parte di noi in maniera viva e spudorata, un rock ribelle che se ne frega (dei giudizi, delle apparenze in “Chissenefrega” ) ed è proprio qui che sta il segreto della sua autenticità: nel dare voce a gioia e dolore coltivando quel quid audace di chi ha rubato il passaporto a Peter Pan senza lasciarsi ingabbiare dai luoghi comuni. Zeroundici grida che “vivere è molto di più che strappare i fogli e i giorni da un calendario” ( la straordinaria visione di speranza di “Fragile” ) ed è con questa consapevolezza che il suo album ci regala un'assoluta e straordinaria trasfusione di energia, ricordando in “Non siamo capaci” ( una struggente canzone d’autore) come dobbiamo impegnarci nel sociale e abbandonare l’egoismo e le guerre e costruire la pace, con una intensa e appassionata rabbia rock di cui si sentiva veramente un gran bisogno...


Marco Zanolo in arte Zeroundici nasce a pane e rock nella sua Torino, città in cui vive.
Autore e compositore, dotato di voce graffiante ma allo stesso tempo dolce e calda, inizia a cantare nei pianobar a 15 anni, età coincidente con i primi guadagni, le prime lirette sudate al microfono. La fase finale del Festival di Castrocaro 1987, la finale Sanremo Famosi 1991 e , nello stesso anno, il 2° posto al Premio Rino Gaetano lo pongono all’attenzione dei talent-scout. Nel 1992 partecipa a una tappa del Cantagiro. Presto viene “arruolato” nelle file della Fonit Cetra dell’ allora discografico Michele Muti sotto la cui guida vince, nel 1994, il Premio Rino Gaetano con la consegna del prestigioso Grammy della Musica Italiana per la categoria giovani (per i big vinse Riccardo Cocciante). L’ottima presenza scenica (è stato attore e modello) e la superba interpretazione dei suoi pezzi e delle cover di altri artisti famosi ne fanno oggetto di ricerca da parte di differenti artisti che lo vogliono come artista di apertura per il loro show o nei talk-show televisivi (una per tutte la partecipazione alla finale del Karaoke 1994 (contattato direttamente da Fiorello) : canta quindi con e per Riccardo Cocciante, Renato Zero, Samuele Bersani, Biagio Antonacci, Cristiano De Andrè, Gino Paoli, Elio e le Storie Tese, Amedeo Minghi, Paola Turci, Midge Ure (Ultravox), Marco Conidi, I Platters, Sarah Jane Morris, Gli Inti Illimani, Bungaro, Tosca, Bracco di Graci, Edoardo Bennato, Gianni Togni, Eugenio Bennato, PFM, Tony Esposito, Paolo Vallesi, Tullio de Piscopo, Edoardo de Crescenzo, Fiorello, Donatella Rettore, Scialpi, Luca Barbareschi. Il suo primo cd “Invisibles songs” , del 2006 prodotto artisticamente da Fabrizio “Cit” Chiapello al Transeuropa studio di Torino si avvale di ottime collaborazioni (I dottor Livingstone al completo , Robertina Magnetti e Alessandro Maiorino) cantato in inglese ha avuto un ottimo riscontro all’estero.
ZEROUNDICI
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