giovedì 1 ottobre 2009

Recensione CD "Pere e cioccolato" degli Elisir


Elisir
Pere e cioccolato


Pere e cioccolato: una delizia da buongustai.
di Fabio Antonelli

Gli ingredienti di questo attraente dolce musicale sono tutti dosati alla perfezione e musicalmente parlando il risultato è davvero stupefacente, lasciando l’ascoltatore pienamente appagato e senza alcun peso sullo stomaco….

I meriti principali di questo raffinato prodotto sono essenzialmente da attribuire a Paola Donzella, look simile alla mitica Valentina di Crepax, una splendida voce e una capacità di scrivere testi molto pregevoli, dall’impronta davvero originale e al compagno musicale Paolo Sportelli polistrumentista e sincero amante di quella atmosfera culturale che ruota intorno al jazz anni ’30, stile manouche allo Django Reinhardt tanto per intendersi.

Il disco da subito mi ha portato alla mente per stile ed atmosfere un altro lavoro molto bello “Un altro ballo” di Maurizio Geri, disco purtroppo rimasto decisamente all’ombra dei riflettori e che non ha certamente avuto la fortuna di “Pere e cioccolato”, prima finalista e poi vincitore, meritatamente, della Targa Tenco “Opera prima” di quest’anno.

Torniamo, però a questo disco che ha come punti di forza, oltre al suddetto duo di creatori, il resto del gruppo Elisir ossia Daniele Gregolin alle chitarre, Daniele Petrosillo al contrabbasso e Walter Calloni alla batteria come ospite fisso, come non ricordare però tra gli artefici dell’ottimo risultato finale i prestigiosi ospiti che hanno suonato questo disco, tra cui tanto per fare qualche nome Stefano Bagnoli alla batteria o Fabrizio Bosso alla tromba, utilizzati un po’ come spezie capaci di render perfetto un dolce già buono di suo.

Ciò che però sorprende maggiormente di questo splendido lavoro è la compattezza dell’intero progetto che non fa acqua in nessun elemento, ogni canzone è un piccolo microcosmo perfettamente riuscito, a cominciare da “Mondo storto” densa e piena di fascino che s’apre con delicate note di pianoforte, seguite dal violoncello fino a quando la sezione ritmica, costituita da batteria e clarino, prendono forza e vigore conducendoci al fantastico assolo di sax soprano a chiudere il tutto. Il testo è notevole, ecco un esempio “Mondo storto / di marionette e ostilità / in un gioco d’azzardo sporco / siamo tutti dei fiori o dei re / fermi forti in un battello pazzo ed ubriaco di bugie” tra parole che mi ricordano Bergman e uno stile che mi lascia un sapore vagamente contiano.

Si cambia immediatamente registro per un altro brano “Dentro un tango” dal ritmo lento e compassato, un brano direi molto parigino ed uggioso “La pioggia cade incessante sulla mia testa / la ballerina riceve un applauso distratto / le strade sanno d’inverno e di mondanità / ma è dentro un tango che batte l’amore per te”, una dichiarazione d’amore incondizionato verso l’amore stesso “Ci sono anime sincere che fan fatica a innamorarsi / capisco bene la ragione, il mondo spesso è un illusione / ma io che vivo i sentimenti, pieni di gioie e di tormenti / alzo la voce con orgoglio “L’amor non sempre è un imbroglio!”.

Fluida e delicata è “Dove sei” canzone molto cinematografica, una concreta carrellata tra le strade di una città fino all’espressione di desiderio finale “Vorrei avere il tempo di abbandonarmi / sentire i ricordi senza gli allarmi / lontano dal mondo abitato dai matti / con il cuore che miagola ai gatti / sentire le onde del mare gridare / vedere i gabbiani dal molo volare / e poi ancora amare… te / Dove sei dove sei…”.

E’ invece piena di ritmo, quasi forsennato, la successiva “Un italiano a Parigi” che ricorda nel titolo il film “Un americano a Parigi”, decisamente anni ’30, è un bel charleston in cui spiccano la splendida tromba di Fabrizio Bosso che suona come suonava ai tempi un certo Bix Beiderbecke, il testo è come uno scioglilingua “Prendi un italiano un po’ viziato un po’ imbranato / Parigi è bella ma i francesi! Tra il formaggio tutto uguale e la pasta senza sale facile la conclusione il cibo è della mia nazione vous etez d’accord?” da ingollarsi in un colpo solo.

“Fiore di notte” è canzone notturna non solo nel titolo, è una sinuosa beguine in cui tira le fila la splendida chitarra solista di Bebo Ferra ed in cui anche la voce di Paola Donzella è più scura che altrove, sono sentimenti come nostalgia e speranza ad emergere “Nell’incertezza del mare del tempo e del vento / Terra consumata da grandi lontananze ma di chi tornerà / Fiore di notte si accende in paese / Dopo le ore al sole degli arsi contadini le mogli ad incantar” .

Sempre su ritmi lenti, compassati, a tratti persino solenni è “Neve”, in cui ritroviamo la magia di Fabrizio Bosso a sigillare il brano con due lunghi e suadenti assoli di filicorno fino ad esaurire la musica sui tocchi delicati del pianoforte, il testo è lieve come sono lievi i fiocchi di neve e si chiude così “Poi col sole fai l’amore / e sei sciolta di emozione / hai dipinto la giornata / con il tocco di una fata”.

Con la title-track “Pere e cioccolato”, dopo una breve fase interlocutoria gestita dal pianoforte, parte a mo’ di marcetta e non si ferma più, sostenuta dalla sezione ritmica. E’ brano davvero trainante che ha per tema l’amore visto allegoricamente in chiave culinaria, per un’accoppiata davvero strana “Come due ingredienti opposti ma pieni di autenticità / folli amanti sempre in lotta ma aromatizzati di amor”.

Il ritmo scende vorticosamente con “Incanto”, ma non l’attenzione, si tratta, infatti, di un brano molto fine e pieno di poesia “Dammi la follia, la fantasia / di un bimbo che si perde / ancora tra le braccia di una madre che sa / dove il vento dirà la sua dolce preghiera, / e il mio cuore nel mare un incanto sarà”.

Sempre su ritmi rallentati ci troviamo con “Il Valzer di Angelina”, brano carico di atmosfera cinematografica con quel suo procedere cadenzato e sinuoso, il suono avvolgente ed intrigante dei clarinetti suonati da Paolo Sportelli, il ricamo tessuto dal filicorno di Fabrizio Bosso e quel suo sapore d’altri tempi, “Mille strumenti in coro per ricordare chi non c’è più / Abbracciano il paese con te / In pace e armonia / gli agri sapori di arance in festa / bancarelle, gelsomini son tutti intorno per te”.

Chiude degnamente questa raccolta di splendidi pezzi la cover di “Berceuse Insomniaque” dei Paris Combo, una canzone musicata da David Lewis e testo di Belle du Berry/David Lewis, intrisa di accorata dolcezza da e qui rigenerata per mano dalla chitarra di Bebo Ferra, ma soprattutto della voce impeccabile di Paola Donzella.

Penso sia inutile aggiungere altro, perché si tratta di un disco pressoché perfetto, senza cedimento alcuno, fantastico come un dolce di alta pasticceria, dolce appunto, ma mai stucchevole, dove spezie e sapori sono dosati con arte sopraffina conseguendo risultati ineguagliabili, per la gioia di tutti i palati... pardon orecchi.



Elisir
Pere e cioccolato


OddTimes Record/Carta da Musica/Egea - 2009

Acquistabile nei migliori negozi di dischi

Tracklist
01. Mondo storto
02. Dentro un tempo
03. Dove sei
04. Un italiano a Parigi
05. Intro Bebò
06. Fiore di notte
07. Neve
08. Pere e cioccolato
09. Incanto
10. Il valzer di Angelina
11. Berceuse insomniaque

Crediti:

Elisir
Paola Donzella: voce
Paolo Sportelli: pianoforte, clarinetto, clarinetto basso, piano Rhodes, sintetizzatori
Daniele Gregolin: chitarre
Daniele Petrosillo : contrabbasso
Walter Calloni: batteria (ospite fisso)

Ospiti:
Stefano Bagnoli: batteria
Fabrizio Bosso: tromba e filicorno
Javier Girotto: sax soprano, moxeno
Alessandro Giulini: fisarmonica
Bebo Ferra: chitarre
Andrea Rotoli: chitarre
Piero Salvatori: violoncello

Testi: Paola Donzella
Musica: Paolo Sportelli (tranne 11- musica di David Lewis/Paris Combo e testo di Belle du Berry/David Lewis, arrangiamento di Paolo Sportelli)

Prodotto da Accademia del Suono, Borgo della Musica, Dasè Sound Lab, Sottolaluna
Registrato e mixato all’Accademia del Suono da Fausto Dasè per Dasè Sound Lab SRL
Assistenti di studio: Federico Gibelli, Gabriele Simoni
Programmazioni: Fausto Dasè, Paolo Sportelli
Editing delle parti vocali effettuato da Paolo Sportelli al Borgo della Musica di Milano
Masterizzato al Nautilus di Milano da Claudio Giussani


Elisir su Myspace: www.myspace.com/elisirclub

Voto: 9/10

martedì 29 settembre 2009

Esce “Difendimi da me” l’album d’esordio degli ASSENZA, gli alfieri dell’italian Alternative Rock!!!

È la descrizione profonda dei pensieri più intimi in bilico tra dannazione, malinconia e romanticismo. Questi gli ingredienti principali che danno vita al disco d’esordio degli ASSENZA

L’idea parte da un concetto divenuto per questa band un dogma: restituire il giusto credito al rock italiano. Il loro genere lo si potrebbe definire Italian Alternative Rock - da non confondere con il pluricitato rock alternativo (nulla che vedere con band come Marlene Kuntz, Verdena ecc.) - con un lavoro fortemente orientato all’innovazione in senso generale. Si potrebbero infatti accostare sia come sonorità che come atmosfere (nonché melodie) soltanto a gruppi stranieri come Muse, Placebo, H.I.M., Evanescence. Vita vissuta, con testi intrisi dell’eterno contrasto umano in bilico tra amore, odio, rabbia, adrenalina, aspetti socio-politici. Nessun falso moralismo, ma solo la voglia di descrivere come vive e cosa sente un giovane nel 2009 in Italia che si dissocia dal falso perbenismo, da quell’ossessivo volere per forza apparire. Nelle canzoni vi è di base un’atmosfera dark condita da melodie molto orecchiabili, distorsioni potenti ma mai eccessive, rifiniture elettroniche, accenni talvolta operistici, e sintetizzatori che rendono molti pezzi ballabili anche a livello disco conservando però sempre lo stampo fondamentale: il rock! Si parte da un’idea pop per poi personalizzarla fino a un risultato certamente non comune in Italia e decisamente mai noioso. Il tutto ovviamente correlato da una immagine scenica della band decisamente d’impatto e soprattutto molto coerente con il genere, cosa fondamentale quanto determinante. L’ Alternative Rock degli Assenza punta a far capire che qualcosa di buono può uscire anche dall’Italia, che qualcuno, senza essere pretenziosi, stia cercando la novità, quella novità che si traduce in arte, radiofonica, orecchiabile, potente, dissacrante, polemica: insomma vera. Le parole comunque restano parole. Ascoltateli, la loro musica sarà più eloquente!!!

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Si intitola “Con le Mani nel Sacco” l’esordio discografico della band pugliese MODAXI’

Ecco il disco d’esordio di una delle band di punta della scena musica ugliese. I MODAXI’ firmano con la supervisione artistica di Caparezza il loro primo lavoro intitolato “Con le Mani nel Sacco”



Realizzato con la supervisione artistica di Caparezza, il quale compare anche nel videoclip di Lastrico, arriva il disco d’esordio dei Modaxì. Il sound energico e multisfaccettato in piena sintonia con liriche taglienti, ironiche e di forte impatto, fanno di questa band pugliese una novità assoluta sul panorama artistico nazionale. Una musica non etichettabile a priori ma non per questa priva di una forte identità. “Con le mani nel sacco” è una riflessione sulle abitudini, le manie, le psicosi, gli amori e le aspettative della società contemporanea. Nessuna pretesa di cambiare le cose. Solamente un segnale, a volte violento, a volte sommesso, sempre ironico e pungente, senza prendersi troppo sul serio. Suoni affilati e irruenti, dolci e malinconici, il tutto mescolato in un blob al kerosene pronto ad esplodere.

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Si intitola “Forse in un’altra vita” il tanto atteso disco d’esordio dei CRISTEIRUBIN

Dopo averci stuzzicato l’appetito e la curiosità con il singolo e il video “Un ricordo lontano”, ecco l’attesissimo disco della band ligure:
“Forse in un’altra vita”

Caratterizzata da un sound molto vicino a un certo pop fascinoso inglese la band ligure sa graffiare e affascinare, mantenendo sempre un’accezione evocativa e onirica. Un mix tra pop d’oltremanica e poesia italiana, molto interessante e portato avanti in maniera obliqua usando tonalità pastello piuttosto che le tinte forti; un sound che si sviluppa in maniera molto personale e originale e che si inserisce in quel filone di rock pop sofisticato che oggi ci piace ascoltare.
Dalla passione, dall’estro artistico di Cristiano Gianni che, nella ricerca di nuove sonorità e di una forte personalizzazione, e dalla ritrovata collaborazione di una parte della band (gli Zero) che lo ha visto nascere artisticamente, nasce finalmente questo attesissimo disco d’esordio e comincia un viaggio…un viaggio destinato a durare a lungo.

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lunedì 28 settembre 2009

Dalla caduta del muro di Berlino a oggi. Ecco l’anima meticcia dei Sine Frontera, che tornano con un nuovo album: “20 Now”


Si intitola “20 Now” il nuovo disco dei Sine Frontera uno dei gruppi più intensi del panorama folk rock italiano. Linguaggi e stili coniugati ad arte in questo 4° lavoro discografico in cui sono espliciti i riferimenti al ventennale della caduta del muro di Berlino

Il progetto Sine Frontera nasce dalla volontà di unire passato, presente e futuro attraverso la musica come denominatore comune. Il sogno di un mondo senza muri mentali e frontiere culturali! Il loro Folk rock è forte e d’impatto, le ritmiche incalzanti alternate a ballate dolcissime, portano chi ascolta la loro musica in un viaggio tra l’Irlanda e il Sud America passando per la bassa padana. I testi sono intelligenti, profondi che cercano di entrare nella disamina del sociale, e se in passato erano molto legati anche alla tradizione dialettale, oggi sono molto più efficaci e diretti. Il violino e la fisarmonica caratterizzano il gruppo nella sua espressione più folk, mentre il suono tribale viene affidato alle percussioni.
E l’energia di questo sound che fa viaggiare tra l’Irlanda e il Sud America si sprigiona e pieno nei live: oltre 300 negli ultimi 6 anni, numerosissime partecipazioni a festival europei e nazionali e un cd Live Tour nel 2007 registrato sui palchi tra l’Italia e l’Est Europa.

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RUN AWAY: l’atteso disco degli Exempla Traunt


opo il clamoroso esordio con l’ep I FEEL YOU, ultra programmato dalle radio italiane ed estere, la band romana già apprezzata anche oltremanica per il sound ruvido e potente, tecnologico e psichedelico, esce con "Run Away"

Un album che è un concentrato di rock energico, emotivo ed espressivo. In esso si coglie un mix pulsante di atmosfere sognanti e groove semplice e di impatto, capace di far viaggiare la mente senza rompere la testa. Run Away è il brano più semplice e più pop-rock che abbiamo scritto e che riassume il senso di tutto l'album: fuggire tutto ciò che rende l'esistenza opaca, grigia, triste e infelice. La foto in copertina possiede un evidente e chiaro riferimento metaforico ed emotivo. Il bambino osserva impotente uno scenario del tutto alieno a ciò che realmente dovrebbe essere la condizione dell'uomo. Da qui "Run Away", il bisogno di fuggire, di evadere, dalle prigioni, dagli opprimenti contesti sociali ed individuali e di sognare liberi spazi, immaginando mondi a dimensione dell'uomo e della natura. Sognare costituisce ancora una via alternativa: è ciò che fa migrare l'uomo verso tutto ciò che spera.



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venerdì 25 settembre 2009

Il ritorno di FAUSTO ROSSI: “Becoming Visible”

Ripagata a pieno questa lunga attesa:
dopo circa 11 anni dal suo ultimo lavoro ecco il ritorno discografico di Fausto Rossi (Faust’o) con un lavoro essenziale, scarno e decisamente intimo



Dopo circa 11 anni dal suo ultimo lavoro discografico, Fausto Rossi (Faust’o) ritorna di fronte a un pubblico di reduci del delirio wave 80, rimasti imbrigliati in maglie generazionali nutrite dello stesso tormento, e neofiti in cerca di cruda e coraggiosa profondità, grazie all’incontro con Luigi Piergiovanni (Rosybyndy). "Becoming Visible" è un lavoro molto intimo, essenziale e scarno, composto da 8 nuove ballate, con testi inediti, 8 piccole songs d'autore composte e cantate completamente in inglese. Un modo di ritrovarsi con se stesso, dopo i bagliori e i fasti illusori di un’epoca di eccessi. Un disco, distante ma solo apparentemente dal Fausto Rossi di "Exit" un disco anche dolce e, a tratti, venato di una malinconia blues, con le calde sonorità delle chitarre di Massimo Betti e Stefano Brandoni, il basso di Franco Cristaldi, e con la voce e il pianoforte di Fausto che lo rendono un piccolo gioiello. Un disco destinato a segnare in modo indissolubile, questo suo ritorno sulla scena discografica italiana.
Un disco che ripaga tutti di una lunga assenza…quella di Fausto Rossi.


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MYSTIC RAIN: dopo oltre 10 ANNI dal suo ultimo lavoro ecco l’attesissimo nuovo disco di Tiziana Rivale


Finalmente arriva il nuovo lavoro discografico di Tiziana Rivale: un sound dal sapore internazionale per il tanto atteso ritorno sulla scena italiana

Saranno soddisfatti i suoi molti estimatori: Tiziana Rivale torna a far parlare di se con questo nuovo disco che già dal titolo ci porta in un panorama che supera i confini nazionali. Mystic Rain infatti spazia da atmosfere italo-dance anni ’80 a incredibili pop songs elettroniche curando nei minimi particolari quel sapore internazionale con ritmiche in primo piano a sostenere melodie tutt’altro che scontate. Un lavoro portato avanti con Luigi Piergiovanni, produttore, compositore ed arrangiatore della label Interbeat e con Andrea Cofrancesco, compositore e arrangiatore emergente. Vuol sorprendere e ci riesce benissimo, Mystic Rain è un disco che esce fuori e rivoluziona le tradizionali scelte artistiche della Rivale ma che, ad ascoltarlo con attenzione, si respirano forti le emozioni raccontate dal suo inconfondibile timbro vocale…ed è così che arricchiti e sorpresi da quel qualcosa in più come quando si torna da un lungo viaggio, ci ritroviamo tra le braccia di un artista che abbiamo imparato ad amare sin dalle prime avventure che la vide vincitrice al Festival di San Remo nel lontano ’83.

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domenica 20 settembre 2009

Recensione CD "Il modo delle mancine" di Barbara Lagomarsino

Il modo delle mancine: connubio tra raffinatezza e semplicità.
di Fabio Antonelli

Il modo delle mancine è un disco che affascina sin dalla copertina, un bellissimo bianco e nero, opera di Hugh Findletar che ritrae Barbara Lagomarsino sdraiata a testa in giù abbracciata all’amata chitarra, il volto è splendidamente illuminato con morbidezza ed evidenzia raffinati tratti somatici che sintetizzano femminilità e compiutezza. Gli angolini che sembrano trattenere questo ritratto quasi fosse una foto inserita in un vecchio album, donano poi al tutto un che di familiare ed amichevole, quasi che Barbara la conoscessimo da sempre, come una di famiglia, come una cugina che magari non vediamo troppo spesso ma con la quale però, poi ogni volta che ci si incontra, sembra esserci appena visti, già sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda.

Non vorrei però dilungarmi più di tanto sul libretto del disco, perché le gemme preziose sono le canzoni presenti e non tanto il pregevole involucro, del quale aggiungo solo due curiosità, la presenza dello spartito dell’intro sola chitarra di “L’uomo e la stella” e di “Il modo delle mancine” che è un gran pezzo puramente acustico, curiosamente title-track e bonus track di questo disco e del quale è ancora riportato integralmente lo spartito in retro libretto. Se proprio devo fare una critica a questo package direi solamente che avrei visto meglio una confezione cartonata tipo “Luna persa” di Max Manfredi (mi è venuto in mente quel disco perché accomunato da una copertina volutamente in bianco e nero), anziché la tradizionale custodia in materiale plastico per altro più robusta e sicura.

Il disco è integralmente opera di Barbara Lagomarsino, coadiuvata da Massimo Spinosa che ne è oltre che co-arrangiatore, anche il produttore artistico ma bando alle ciance e introduciamo finalmente il disco nel lettore e lasciamo che la voce, le parole e la musica di Barbara ci rapiscano, perché di rapimento si può giusto parlare, quasi che il disco ci strappasse dal nostro quotidiano vivere ed affannarci per portarci verso un altro modo di vivere, “Il modo delle mancine”.

Esemplare in tal senso è il brano d’apertura “Il principe del suono”, un affascinante pezzo giocato su sonorità elettroniche in cui si narra che “C’era un Principe del suono / che voleva fare un dono / alla bella Principessa / che era stata ormai promessa” e che “Tormentato dal rimpianto / mise a prova il suo talento / scelse sette note nuove / fatte per portare altrove” e riesce nell’impresa.

Dalle sonorità elettroniche si passa ad un acustico brano dal titolo “Flying away”, unico pezzo in inglese, in cui Barbara Lagomarsino mi ricorda un po’ Suzanne Vega, due chitarre acustiche suonate da Barbara e da Lucio Bardi, basso e keyboards nelle mani di Massimo Spinosa ed il gioco è fatto.

Introdotto da piano e violoncello, il successivo “Amicizia impazzita” è un intenso canto d’amore, quello sincero che unisce due amici, brano splendido per armonia e limpidezza sia dei suoni sia della voce di Barbara è da ascoltare con ammirazione per quel suo liberare il canto su questi versi “Tu per me sei come un angelo / tu di me sai vedere / ciò che è vero oltre il mio invisibile velo / ma ancora non lo sai / tu per me sei acqua limpida / tu con me sai come parlare / anche se le parole / a volte fanno male”. Chi non la vorrebbe come amica?

Con “Spazi nuovi” si torna a sonorità più elettro-pop, la voce di Barbara gioca con il canto, alzandosi ed abbassandosi di tonalità, con scarti continui come in cerca di spazi nuovi e di una nuova libertà, con il rischio dell’indifferenza, come testimonia il canto “E apro gli occhi della mente con sonorità / Cerco verso spazi nuovi ma resto da sola / Avrei voglia di scappare perché sento paura / del giudizio della gente che parla e non sente”.

Intimo, intenso, cantato e suonato con sentimento e trasporto da Barbara “Senti, ti ricordi?” è un brano solo chitarra e voce, è un canto d’amore, o meglio di un amore mancato o meglio mai nato “Mi ricordo i fiumi di domande che affollavano la mente/ di notte / io non mi spiegavo del perché se ti piacevo tu restavi lì in silenzio / senza me”, quale la causa di questo mancato amore? Probabilmente l’essere troppo simili “Non ti ho detto che volevo essere per te / Non ti ho detto che sapevo che sei con me / Come me”. Uno dei brani più belli.

Più solare e positiva nell’approccio, “Se mi vuoi” tratta ancora l’amore, ma qui la protagonista è consapevole delle proprie possibilità e sceglie con decisione come muoversi “Non ho voglia di pregare nessun Dio / per sentire questo vuoto scivolare via / sto cercando di capire il mondo prima di andare via / per poterlo conquistare a modo mio”.

Affascinante con la sua sonorità misteriosa e sinuosa e la voce di Barbara a rendere il pezzo decisamente ipnotico, “La storia di bianca e nera” è un brano particolare per la situazione che presenta che sa decisamente di favola dal significato universale “Prigioniere in una torre dalla nascita / una bianca l’altra nera litigavano / Bianca voleva uscire / Nera restare lì” alla fine entrambe riusciranno ad uscire, Bianca ha compreso Nera e se la fa amica dicendole “Sulle tue spalle salirò / per andare lontano / e scoprire che solo in due / si può uscire da qui”.

“L’uomo e la stella”, brano liberamente ispirato al racconto del giovane Demian innamorato di una stella tratto da Demian di Herman Hesse, ha una lunga introduzione di chitarra acustica per opera di Barbara è un pezzo decisamente poetico “Mi fa paura volare / mi fa paura cadere / ma la tua luce mi guiderà / e anche se sono nel buio / io volerò sopra il mare / oltre le nuvole scure / che non mi fanno vedere la strada fino a te” e se questa stella fosse Dio?

Si torna a sonorità più elettriche con “Non deve essere vero”, ma il clima resta sereno e disteso, perché si tratta di un canto di speranza, una visione positiva nonostante le apparenze di quanto ci accade intorno, anche se il finale lascia spazio all’incertezza “Non deve essere vero / che tutto è sempre chiaro / il fiume sfiora ancora / le rive del mistero”.

Introdotto da un frammento con il padre di Barbara che canta una canzone popolare milanese, c’è poi il brano conclusivo “Il modo delle mancine”, che dà il titolo all’intero lavoro, che è solo strumentale, chitarra classica suonata da Barbara e violoncello suonato da Anais Vitali e che pur senza parole sa trasmettere emozioni che puntano dritte al cuore e lasciano l’ascoltatore subito desideroso di altri ascolti.

Il disco è però proprio finito e non resta che riascoltarsi il tutto da capo, sicuri di non esserne mai annoiati, anzi posso dire che ad ogni ascolto si è certi di cogliere nuove sfumature.

Si è dovuto attendere a lungo prima di veder pubblicato questo primo disco di Barbara, ma ne valeva la pena, perché sa coniugare raffinatezza e semplicità senza far mai pendere troppo la bilancia né da una parte né dall’altra, sa conciliare sonorità acustiche e sperimentazioni elettroniche proponendosi in maniera molto originale, così è il modo di essere delle mancine e l’augurio è che non resti un episodio isolato.

Barbara Lagomarsino
Il modo delle mancine

Nu-cobalto Records - 2009
Acquistabile nei concerti (per ora)
Tracklist
01. il principe del suono
02. flying away
03. amicizia impazzita
04. spazi nuovi
05. senti, ti ricordi?
06. se mi vuoi
07. la storia di bianca e nera
08. guitar intro (l’uomo e la stella)
09. l’uomo e la stella
10. non deve essere vero
bonus track: il modo delle mancine
Crediti:
Barbara Lagomarsino: voce, chitarra acustica, chitarra classica, programmazione ritmica e samples (7)
Massimo Spinosa: programmazioni ritmiche e samples, basso, chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra 12 corde, piano, keyboards, cori
Lucio Bardi: chitarra acustica (2)
Anais Vitali: violoncello (3, bonus track)
Testi e musiche di Barbara Lagomarsino ad eccezione di “Il principe del suono” (testo di Barbara Lagomarsino, musica di Barbara Lagomarsino e Massimo Spinosa) e “Non deve essere vero” (testo di Barbara Lagomarsino e Gianluca Martinelli, musica di Barbara Lagomarsino)
Arrangiamenti di Massimo Spinosa e Barbara Lagomarsino
Produzione Artistica di Massimo Spinosa
Registrato e missato da Massimo Spinosa presso Studio Spinosa, Milano
Artwork: Patrizio Squeglia
Ritratti di Hugh Findletar
Trucco MAC
Sito ufficiale di Barbara Lagomarsino: www.barbaralagomarsino.it
Barbara Lagomarsino su MySpace: www.myspace.com/barbaralagomarsino
Voto: 8/10

mercoledì 16 settembre 2009

I VINCITORI DEL TENCO 2009

TARGHE TENCO 2009:
VINCONO MAX MANFREDI, ENZO AVITABILE, ELISIR E GINEVRA DI MARCO


Sono Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco i vincitori delle Targhe Tenco 2009, i riconoscimenti ai migliori dischi dell’annata assegnati dal Club Tenco in base ai voti di una giuria di circa 160 giornalisti musicali. I quattro artisti faranno parte del cast della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, che si terrà dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.

I vincitori delle quattro sezioni si sono affermati in modo netto, in particolare in quella sul “miglior album” dove uno schiacciante consenso ha portato alla vittoria di “Luna persa” di Max Manfredi, votato da ben metà dei giurati. Da segnalare inoltre che in tutte le categorie si è verificato un sostanziale equilibrio fra gli altri finalisti scelti dalla giuria nella prima fase di votazione e qui sotto elencati in ordine alfabetico per artista.

Nella categoria “Album dell’anno” il disco di Max Manfredi ha prevalso su Vinicio Capossela con “Da solo”, Dente con “L’amore non è bello”, Ivano Fossati con “Musica moderna”, Bobo Rondelli con “Per amor del cielo”.

Tra gli album in dialetto Enzo Avitabile con “Napoletana” ha avuto la meglio su Luca De Nuzzo con “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi con “Mandilli”, Radicanto con “Il mondo alla rovescia” e Loris Vescovo con “Borderline”.

Nella sezione dedicata agli album d’esordio la vittoria è andata a “Pere e cioccolato” degli Elisir davanti a “Lo so che non c’entra niente” di Franco Boggero, “Dico a tutti così” di Roberta Carrieri, “Segreto” di Gina Trio, “Popular greggio” degli Humus e “Al bar della rabbia” di Alessandro Mannarino.

Alle tre categorie riservate ai cantautori si affianca tradizionalmente quella per i dischi di interpreti, vinta quest’anno da Ginevra Di Marco con “Donna Ginevra”, che ha superato Gerardo Balestrieri con “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato con “Fleurs 2”, Luca Carboni con “Musiche ribelli”, Morgan con “Italian Songbook vol.1”.

Negli ultimi anni la Targa per il miglior disco era andata a Vinicio Capossela con “Ovunque proteggi” (2006), Gianmaria Testa con “Da questa parte del mare” (2007) e Baustelle con “Amen” (2008). Quella per l’album in dialetto a Lucilla Galeazzi con “Amore e acciaio” (2006), Andrea Parodi e Elena Ledda con “Rosa resolza” (2007), Davide Van De Sfroos con “Pica!” (2008). Fra le opere prime avevano prevalso Simone Cristicchi con “Fabbricante di canzoni” (2006), Ardecore con “Chimera” (2007), Le Luci della Centrale Elettrica con “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008). Tra gli interpreti: Petra Magoni & Ferruccio Spinetti con “Musica nuda 2” (2006), Têtes de Bois con “Avanti Pop” (2007), “Il cantante al microfono - Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” (2008).

Nelle prossime settimane saranno comunicati il cast completo della “Rassegna della canzone d’autore” ed i Premi Tenco, attribuiti, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali soprattutto internazionali. Maggiori informazioni sulla manifestazione e sulle Targhe si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it