mercoledì 24 febbraio 2010

IL RITORNO DI LAURA MARS: “Promesse” è il brano scelto dal mini-cd lo scrigno

Dopo la prima esperienza discografica del 2006 con il disco “NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE”, ottima auto-produzione della neonata casa di produzione NEST RECORDS, Laura Mars si presenta di nuovo al pubblico con un nuovo mini-CD dal titolo ‘ NEL MIO SCRIGNO’, un singolo accompagnato da 2 inediti.


Toni soavi e linee melodiche mai banali, che ben si fondono alla voce calda, avvolgente e ben delineata da tinte tipiche della soul music, R & B, funk music, da cui Laura Mars, da sempre attinge.

Le canzoni sono state scritte tra il 2007 ed il 2008 e rappresentano la conclusione del viaggio iniziato nel 2006 con NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE. Il loro colore è quello dell’autunno, quando le foglie cadono dagli alberi, ed è tangibile il senso di nostalgia nei confronti di una stagione appena trascorsa. Esprimono una strana sensazione di calma e tranquillità sempre un po’ contratte, scettiche a volte e forse caratterizzate dalla ‘stasi’, che penetra nell’anima quando l’emozione della rassegnazione ne avvolge le forme. Ma proprio questi elementi diventano un ottimo terreno, stabile e sicuro, su cui poggiare i piedi, per partire con nuovo slancio verso un nuovo viaggio. NEL MIO SCRIGNO chiude un cerchio che, partito da una ricerca di pace si chiude con una pacata calma finalmente ritrovata, che seppur così effimera, getta basi stabili per affrontare il “nuovo”.

PROMESSE Scritta di ritorno da un viaggio fatto in Brasile, terra che amo per i suoi colori, i profumi, la sonorità della sua lingua e per il suo popolo meraviglioso. Immagino di parlare a questa terra, da perfetta innamorata, consapevole di non poter fare nulla per vivere totalmente con lei, condividerne i momenti positivi e quelli più difficili.

MIO CARO DIARIO Parlo al mio diario, con lui mi confido, certa della sua solita pazienza... Chiedo a lui aiuto per non smettere di credere e confidare nelle mie seppur piccole certezze.

NEL MIO SCRIGNO È una preghiera che rivolgo alla POESIA, chiedendole di non abbandonarmi, e di farmi sempre sognare per provare nuove emozioni. In questa canzone si percepisce lo slancio al nuovo viaggio, sconosciuto e pieno d’incognite, ma per questo così accattivante.
Laura Rebuttini (alias Laura Mars) nasce il 04 novembre 1977.
Studia canto dal 1994. Si concentra sulla propria voce seguendo diversi seminari, tra cui quelli con Norma Winstone ed Elisa Benassi, grazie alla quale attiva un percorso di studio sulla psicofonia.
Dal 1992 canta esibendosi nei clubs con diverse formazioni, attraversando vari generi: dal rock al blues; dal soul al funk; dalla progressive all’acid jazz.
Negli anni collabora e si esibisce dal vivo con molti artisti di grande spessore musicale tra cui trombettista jazz Massimo Greco, Paolo Benvegnu’, Modena City Ramblers, Sensasciou (coi quali ha partecipato al 1° Maggio)
Oltre a prestare la voce per le produzioni discografiche di molti artisti e studi di registrazione, produce il suo primo cd auto prodotto NIDO DOVE RIPOSANO PAROLE nel 2006 (NEST RECORDS 2006), che ottiene ottime recensioni. Ora si accinge a presentare il nuovo singolo NEL MIO SCRIGNO appena uscito. Parallelamente sta lavorando al primo disco del nuovissimo progetto di musica chill out, lounge, jazz-house ‘TABATA PROJECT’ in uscita il prossimo febbraio 2010 con la casa discografica MOLTO RECORDINGS.


LAURA MARS
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VENE PIENE E’ IL SINGOLO DI DAVE

Si intitola “VENE PIENE” l’esordio discografico del polistrumentista
Davide Nicolli – iin arte DAVE –
…un singolo nato per dare una scarica di energia e leggerezza all’animo…

Dave è il tramite della sua spiritualità, un corpo variopinto che cambia suono e temperatura a seconda di quello che gli accade e sente attorno a se. La sua musica e le sue parole rispecchiano il modo di percepire e riversare, parlano delle visioni, delle forze, delle paure e di tutto ciò che difficilmente senza di Lei si potrebbe raccontare. La musica estende, galvanizza, i rende pieni di Energia, aiuta a riflettere e insegna ad ascoltare. Questo suo nuovo Progetto sintetizza la voglia di fare un ulteriore balzo in avanti, di crescere e raggiungere un’identità ancora più definita. Decide di dare ancora più spazio alla sua natura di Musicista Polistrumentista. Infatti i brani sono scritti composti cantati suonati da Dave. Per la parte ritmica invece è nato un ottimo feeling con il noto batterista Paolo Bertorelle .

Vene Piene “Un pezzo nato per dare una scarica di energia e leggerezza all’animo. E’ la descrizione di come percepisco il mio essere vivo, fare tutto ciò che ti viene di fare, vivere a modo tuo.. e ‘farlo tutto il tempo’. Essere noi stessi ci da colore in viso, ci rende più radiosi, più intensi e ci collega con la reale natura che ci appartiene e ci contraddistingue. E’ giusto sentire l’Aria e il Sole che si muove naturalmente nei nostri fluidi corporei dandogli spazio affinchè si possa toccare il cielo anche solo con la propria adrenalina e la propria vitalità.”

Pensami un po’ “Tante sono le domande che ci assalgono quando pensiamo a qualcosa o qualcuno che non possiamo più vedere, toccare o vivere. I cinque sensi non percepiscono nessuna presenza, ma qualcosa mi dice che dobbiamo andare oltre e guardare le cose non più per il verso comune, ma oltrepassando quel muro sconosciuto che potremmo chiamare ragione. E’ una richiesta di aiuto, un affidarsi senza certezza a quella nuvola che sappiamo esistere anche se non ci parla piu’ usando la voce. E’ in questa bolla di sapone che voglio vivere perchè a volte parla di piu’ il silenzio del rumore.”

La cura (Franco Battiato) “Reputo sia una delle piu’ belle canzoni italiane dei nostri tempi mai scritte. E’ stata una prova di coraggio, perchè toccare un pezzo del genere non è facile e l’ho fatto con molta umiltà, ma mi ha regalato tanta emozione e soprattutto la possibilità di aggiungere i miei colori e il mio stile in qualcosa già di per sè perfetto.”

DAVE (Davide Nicolli) - Dopo tantissimi ascolti e tantissimo studio comincia a metà degli anni novanta a scrivere le prime Canzoni e ad effettuare le prime registrazioni su cassetta, a partecipare vincendoli a numerosi concorsi, a formare i primi gruppi Cover e quindi a tenere i primi concerti live. Esce nel ’98 con un primo EP (“Prima pagina”). Con il nuovo millennio da vita a un progetto con gli Interno Blu e sforna un disco nel 2002, e poi due episodi discografici solisti come Davide Nicolli (“Non melo dirai” e “Provini”). Dopo aver partecipato a Centocittà su RAI 2, arriva a mettersi in luce a Sanremo lab del 2007, realizzando musiche per spot pubblicitari famose (ricordate Cannavaro con gli occhiali Sting?). Intanto forma la D.A.V.E. band che nel 2007 è pronta per il primo disco. Nel 2009 nuova partecipazione ricca di consensi a Sanremo Lab, ma è anche protagonista di Sanremo Nuova Generazione. “Vene piene” è il suo esordio discografico da solista, realizzato all’ Xland studio con Sandro Franchin Franchin (Simply Red, Miriam Makeba, Sade, Zucchero, Celentano, Giorgio Gaber, Renato Zero, De Gregori, Tiziano Ferro, Vasco Rossi).

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martedì 16 febbraio 2010

Rosybyndy: “Un DOGMA nelle prime posizioni della charts della INDIE MUSIC LIKE”


Con il suo nuovo singolo “DOGMA” , impreziosito dalla partecipazione
di due semi-alieni come FAUSTO ROSSI (Faust’o) e FLAVIO GIURATO
ROSYBYNDY – al secolo Luigi Piergiovanni –
e’ da alcune settimane nelle prime posizioni delle charts della INDIE MUSIC LIKE, la classifica delle web radio e delle radio locali curata dal MEI

Produttore, musicista, sound designer, autore di testi e musiche, instancabile collaboratore e ispiratore di una piccola parte della scena musicale pop e underground degli anni 80’ e ’90 (Gronge, Mirella Felli, Dorian Gray, etc), con il suo nuovo singolo “DOGMA” , impreziosito dalla partecipazione di due semi-alieni come FAUSTO ROSSI (Faust’o) e FLAVIO GIURATO, e’ da alcune settimane nelle prime posizioni delle charts della INDIE MUSIC LIKE, la classifica delle web radio e delle radio locali curata dal MEI, oltre 150 media e new media che da tutta Italia inviano i brani di musica italiana indipendente preferiti. In primavera con I’album kapytalysty vyrtualy, Rosybyndy (al secolo Luigi Piergiovanni), dall’antro vagamente hollywoodiano dell’infernetto (loc. vicino a Roma sulla strada che porta al mare che vedeva, ieri, orde di legionari, oggi, di turisti e businessman da e verso Fiumicino), nella sua villa, cintata da bassi muri, palme comprese, in barba ad ogni new age o spiritualismo da scaffali di supermercato, esoterismi di casta, lontano anche da semplificazioni e materialismi banalizzanti il tutto… insomma “ancora vivo”, senza automatismi (tranne quello della sua carrozzella, dove, in piena dinamys,, è obbligatoriamente e “staticamente” seduto) rendera’ ancora piu’ unico il suo percorso artistico. Memoria storica di un’avventura musicale unica ed eccezionale, di un’esperienza artistica ed umana emozionanti; attraverso di lui la musica vive e si rigenera, senza barriere tra passato e presente. Piccole grandi canzoni, semplici e suggestive viste con un occhio lucido da una finestra, attraverso le pieghe di una veneziana, nella penombra di una stanza, l’occhio di Rosybyndy, seduto sulla sua carrozzella e paradossalmente “coi piedi per terra” più di ogni altro. Rosybyndy mette in mostra il meglio di tutto lo sterminato bagaglio creativo e musicale che possiede: dal trip hop anni ’90 al cantautorato, dall’elettronica ai grandi gruppi degli anni ’60, fino alla scelta convinta di testi frontali, capaci di dire molto e in faccia.

Con Rosybyndy l'unica cosa costante è il cambiamento. L'ampiezza degli stili musicali che affronta, perfino all'interno di un solo disco, è uno degli elementi essenziali della sua essenza artistica. Il solo fatto di varcare i confini dei generi è per lui motivo di gioia. "Questa visione globale nei confronti delle differenti culture è parte della mia natura. Voglio rompere le barriere tra generi, categorie o culture. Invece di innalzare muri cerco di combinare elementi diversi. E' la cosa che più mi piace fare. Mettendoci dentro disillusione, angoscia, rabbia, e, sempre e comunque, tanta speranza.”

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DISCOGRAFIA:
“e sto a scherzà” – cds 2003
“eskoryazyony karmyke” – cd 2003
“sound snack” – compilation 2004
“mantova musica festival” – compilation 2004
“il portiere di riserva” – cd 2005
“ascoltare 3” – compilation 2006
“mei digital” – compilation 2006
“dogma” – cds 2009
“kapytalysty vyrtualy” – cd 2010

ROSYBYNDY
mail@rosybyndy.com


INTERBEAT
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martedì 9 febbraio 2010

L’esordio discografico di Michelle Lily: “The Real Me”


Sulla scia del grande successo ottenuto dal singolo “Summer Love”
rimasto in testa per tutta l’estate nella classifica ufficiale
delle radio indipendenti italiane – Indie Music Like –
è ora disponibile “The real me” l’album d’esordio di Michelle Lily
interamente prodotto da Mondo Marcio
Contiene feat di Nesli, Palla Da Phella e Mondo Marcio

Mondo Marcio e Michelle Lily si incontrano nell’estate del 2007 a New York in una sessione di studio di registrazione. Mondo Marcio rimane subito colpito dal talento della giovane cantante americana e gli propone di produrre il suo primo disco.
Dopo un anno di lavoro insieme nasce THE REAL ME - il disco d’esordio di Michelle Lily completamente prodotto da Mondo Marcio.
Disponibile in tutti i negozi e su I.Tunes.

Track List:
1. Get Ready
2. I Know What You Want
3. Summer Love (feat. Mondo Marcio)
4. The Real Me
5. Ho Chiuso la Porta (feat. Mondo Marcio)
6. Letter to You
7. Making You Hot
8. Celebrate
9. Uh! (feat Nesli)
10. Fire! (fet. Palla Da Phella)
11. Come Close (Bonus Track)



MICHELLE LILY
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L’AUTOSTRADA è il singolo estratto dall’album di ZEROUNDICI

Dopo una carriera ultraventennale fatta di premi prestigiosi (fra cui un Grammy), numerose apparizioni televisive,
live da spalla e con un’infinità di artisti
ecco che Marco Zanolo, con lo pseudonimo di ZEROUNDICI
da il via alla svolta del rock in italiano
con questo album prodotto e suonato con Josh Sanfelici
(musicista e arrangiatore di Roy Paci, Aretuska, Mau Mau, Tribà)

“…l’autostrada racconta di un viaggio da Roma a Torino, solo, pensando a tutti quelli che dormono mentre la strada corre sotto l’auto, con l’unica compagnia dell’autoradio che tiene svegli con musica e notiziari , passando da Firenze, trovando pioggia , neve e condizioni atmosferiche avverse da Bologna fino a casa, dove finalmente ci si potrà adagiare fra le braccia di Morfeo…”

“CHIAMATEMI ZEROUNDICI” (CNI)
In un autunno da salotto che precede il temporale Marco Zeroundici ti colpisce a tradimento con una voce che graffia il cuore e dà corpo e anima a uno specchio di vita quotidiana attraverso un vertiginoso incastro di note, parole, passione ed energia. Una musica che sradica immagini ( quelle splendide, notturne ed immediate nel viaggio in “L’autostrada”), emozioni, stralci di vita (la gioventù bruciata di “Piove su Modena”, il tradimento in “Mi fa male” , la riflessione sul futuro di “Specchio”, il divorzio in “L’amore alle sette di sera” ), dagli angoli più reconditi della memoria imprimendoli con forza nella pelle. Un rock che ti scivola dalle mani per entrarti nelle ossa, facendoti immaginare e vedere mille volte un film che ti piace (l’adolescenza mai dimenticata nello scorrere delle immagini de “lettera a Peter Pan”). E mentre ti racconta quello che vivi fra le lenzuola o in macchina, o mentre ti perdi nel silenzio della nebbia, senti bruciare nelle vene una passione fiammeggiante e palpabile che puoi toccare, stringere e abbracciare (il rapporto contrastato di “Credi?”, l’amara verità di “Una vita difficile”). Cominci a viaggiare sentendo il sangue che chiama e in un intreccio di passato presente e futuro ognuno di noi si ritrova a dialogare con la propria sete di felicità nel tentativo di togliere quella ruggine, quel velo di fragilità, quella sabbia che lega i piedi per poter essere liberi (i grandi temi della felicità in “Tre metri sopra il cielo” e in “Dì la verità”). Zeroundici urla la voglia di vincere, regalandoti il privilegio di lasciarti andare senza porti troppe domande. E' l'intimismo che conquista (la posititivà di “Come tira il vento” e di “Liberi tutti”). La sua capacità di penetrare in ogni parte di noi in maniera viva e spudorata, un rock ribelle che se ne frega (dei giudizi, delle apparenze in “Chissenefrega” ) ed è proprio qui che sta il segreto della sua autenticità: nel dare voce a gioia e dolore coltivando quel quid audace di chi ha rubato il passaporto a Peter Pan senza lasciarsi ingabbiare dai luoghi comuni. Zeroundici grida che “vivere è molto di più che strappare i fogli e i giorni da un calendario” ( la straordinaria visione di speranza di “Fragile” ) ed è con questa consapevolezza che il suo album ci regala un'assoluta e straordinaria trasfusione di energia, ricordando in “Non siamo capaci” ( una struggente canzone d’autore) come dobbiamo impegnarci nel sociale e abbandonare l’egoismo e le guerre e costruire la pace, con una intensa e appassionata rabbia rock di cui si sentiva veramente un gran bisogno...


Marco Zanolo in arte Zeroundici nasce a pane e rock nella sua Torino, città in cui vive.
Autore e compositore, dotato di voce graffiante ma allo stesso tempo dolce e calda, inizia a cantare nei pianobar a 15 anni, età coincidente con i primi guadagni, le prime lirette sudate al microfono. La fase finale del Festival di Castrocaro 1987, la finale Sanremo Famosi 1991 e , nello stesso anno, il 2° posto al Premio Rino Gaetano lo pongono all’attenzione dei talent-scout. Nel 1992 partecipa a una tappa del Cantagiro. Presto viene “arruolato” nelle file della Fonit Cetra dell’ allora discografico Michele Muti sotto la cui guida vince, nel 1994, il Premio Rino Gaetano con la consegna del prestigioso Grammy della Musica Italiana per la categoria giovani (per i big vinse Riccardo Cocciante). L’ottima presenza scenica (è stato attore e modello) e la superba interpretazione dei suoi pezzi e delle cover di altri artisti famosi ne fanno oggetto di ricerca da parte di differenti artisti che lo vogliono come artista di apertura per il loro show o nei talk-show televisivi (una per tutte la partecipazione alla finale del Karaoke 1994 (contattato direttamente da Fiorello) : canta quindi con e per Riccardo Cocciante, Renato Zero, Samuele Bersani, Biagio Antonacci, Cristiano De Andrè, Gino Paoli, Elio e le Storie Tese, Amedeo Minghi, Paola Turci, Midge Ure (Ultravox), Marco Conidi, I Platters, Sarah Jane Morris, Gli Inti Illimani, Bungaro, Tosca, Bracco di Graci, Edoardo Bennato, Gianni Togni, Eugenio Bennato, PFM, Tony Esposito, Paolo Vallesi, Tullio de Piscopo, Edoardo de Crescenzo, Fiorello, Donatella Rettore, Scialpi, Luca Barbareschi. Il suo primo cd “Invisibles songs” , del 2006 prodotto artisticamente da Fabrizio “Cit” Chiapello al Transeuropa studio di Torino si avvale di ottime collaborazioni (I dottor Livingstone al completo , Robertina Magnetti e Alessandro Maiorino) cantato in inglese ha avuto un ottimo riscontro all’estero.
ZEROUNDICI
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giovedì 28 gennaio 2010

Recensione CD "Inediti" di Luigi Tenco e vari



Luigi Tenco

Inediti


Inediti: un disco per tutti, per non dimenticare.

di Fabio Antonelli


Un doppio album in cui il primo CD presenta ben 19 tracce più 3 bonus-track ed il secondo CD conta altre 17 tracce per circa tre ore di ottima musica al prezzo consigliato di soli 15 euro sarebbe da acquistare ad occhi chiusi. Ma non è certo la quantità a rendere interessante questo nuovo episodio della interessante collana “I dischi del Tenco” ideata dal direttore del Premio Tenco Enrico De Angelis e realizzata in collaborazione con la casa discografica Alabianca e che ha già dato alla luce ottimi dischi come “Quelle piccole cose” dedicato allo storico gruppo milanese dei Pan Brumisti e “Bardoci” dedicato al compianto Sergio Bardotti proprio l’anno scorso, bensì il contenuto.


Questo nuovo progetto è, infatti, centrato sulla figura del cantautore genovese Luigi Tenco cui dal 1974 è dedicata la più importante rassegna di canzone d’autore italiana che ogni anno si tiene a novembre nella prestigiosa cornice dell’Ariston di Sanremo, proprio in quel luogo in cui Tenco, nel lontano 1967 si tolse la vita dopo l’esclusione dalla serata finale del Festival di Sanremo della propria canzone “Ciao amore ciao” presentata in quella occasione in coppia con Dalida, come si usava allora.


Un progetto che ha una duplice finalità come spiega a ragion veduta lo stesso Enrico De Angelis nel libretto “Un album per collezionisti? Un album per i comuni ascoltatori che amano la buona musica? Noi crediamo che questa pubblicazione sia per gli uni e per gli altri. E’ vero che abbiamo qui riunito una serie di documenti rarissimi, anzi inediti, che aprono ancora qualche pagina di conoscenza intorno ad uno dei più grandi cantautori italiani, Luigi Tenco, e ne svelano opzioni alternative, ripensamenti, anticipazioni, esperimenti azzardati; ma il prodotto artistico finale che ne vien fuori è di ascolto palpitante ed illuminante, almeno se si superano gli inevitabili limiti tecnici che possono avere queste registrazioni di fortuna e questi “reperti”dal suono vecchio di oltre quarant’anni (in un paio di casi addirittura di 52 anni fa), che abbiamo cercato di ripulire ma non più di tanto, per lasciarne intatto il sapore d’epoca”.


Ma cosa offre di nuovo su un personaggio entrato di diritto nella storia della canzone d’autore italiana questo disco? Beh penso che offra davvero molto non solo ad uno come il sottoscritto che di Tenco conosce solo i brani più famosi e che quindi potrebbe benissimo rientrare tra coloro che amano la buona musica, ma anche chi di Tenco ormai conosce tutto troverà pane per i propri denti soprattutto nel primo disco, quello di inediti su disco o variazioni inedite.


Il CD 1, infatti, raccoglie veri e propri cimeli come la sua interpretazione della celebre ballata antimilitarista “Le déserteur” di Boris Vian diventata poi “Padroni della terra” e che fu proprio Tenco a tradurre, cantare e poi pubblicare per la prima volta in Italia nel 1969, ci sono poi alcune canzoni note ma con testi, arrangiamenti od organici musicali diversi da quelli conosciuti su disco tra cui ad esempio il provino originale di “Stasera sono qui” senza la sovrapposizione orchestrale postuma voluta dalla Ricordi su disco, c’è poi il brano “Quello che tu vorresti avere da me” con un testo totalmente sconosciuto e cantato da Tenco sulla musica di “Il tempo dei limoni”, un provino che fu poi pubblicato postumo con testo di Mogol e ci sono poi ci sono le versioni in francese, inglese e spagnolo di due tra le sue canzoni più famose “Un giorno dopo l’altro” e “Ognuno è libero” mai pubblicate prima d’ora.

A tutto questo ben di Dio si aggiungono poi tre splendide esecuzioni, Massimo Ranieri che interpreta alla grande “Se tieni una stella” durante un live dedicato a Tenco tenutosi al Teatro Regio di Parma nel 2007, Stefano Bollani che con il suo grande estro dà nuova vita a “No no no” una musica di Tenco di cui esiste solo lo spartito e non il testo ed il solito Morgan che questa volta interpreta come solo lui sa fare una traduzione in inglese di “Vola Colomba” che divenne quindi “Darling remenber” e fu proposta da Tenco alla Ricordi, ma poi mai registrata e della quale ci rimase solo il testo.

A chiudere il primo disco tre bonus-track, un’interessante intervista radiofonica a Tenco dalla inconfondibile voce di Sandro Ciotti e due brani jazz che vedono un diciottenne Tenco al sax contralto nel Settetto Moderno Genovese.


Il CD 2 invece rappresenta una raccolta di interpretazioni di artisti registrate tutte dal vivo in varie edizioni della Rassegna Tenco, tra le tante citerei quelle di una “Lontano lontano” piuttosto fuori degli schemi come d’altronde è sua consuetudine per opera di Vinicio Capossela qui ancor giovane (era il 1999, ma già promettente futuri fuochi d’artificio, ci sono poi Roberto Vecchioni sempre pulito e senza sbavature che affronta la famosa “Ho capito che ti amo”, il sempre carismatico e trascinante Sel Shapiro alle prese con “Cara maestra”, l’affascinante ed elegante versione di “Se sapessi come fai” dalla splendida voce di Alice, un’impeccabile “Mi sono innamorato di te” a cura del troppo trascurato (almeno come interprete musicale) Alessandro Haber, c’è poi il sempre spumeggiante Giorgio Conte qui impegnato con “La mia valle” un brano che Tenco realizzò su una musica popolare a sua volta rielaborata da Ciaikovski e che nella versione di Giorgio suona tanto Django Reinhardt, c’è poi l’intensa interpretazione di Elena Ledda che trasforma “La ballata del marinaio” in “Sa cantzoni de su marineri”, ma non trascurerei neppure altre due interpretazioni, quella tutta rock and roll che Ricky Gianco fa di “Vorrei sapere perché” o la raffinata interpretazione jazz di Ada Montellanico con “Averti tra le braccia”. Insomma pare evidente che ce n’è per tutti i gusti e aggiungo solo che questo secondo ricco cd si chiude con una perla, una toccante “Lontano lontano” dalla voce di Eugenio Finardi annata 1994.


Qualcuno a questo punto dubita ancora che non valga la pena spendere 15 euro per acquistare un disco pieno di tesori come questo?




Luigi Tenco

Inediti


Club Tenco/Ala Bianca Group Srl - Warner Music - 2009

In tutti i negozi di dischi.


Tracklist


CD 1
Canzoni di Luigi Tenco inedite su disco o in variazioni inedite


01. Luigi Tenco - Padroni della terra (le déserteur)

02. Massimo Ranieri - Se tieni una stella

03. Stefano Bollani - No no no

04. Morgan - Darling remember (vola colomba)

05. Luigi Tenco - Quando

06. Luigi Tenco - Il tempo passò

07. Luigi Tenco - Come mi vedono gli altri

08. Luigi Tenco - Se stasera sono qui

09. Luigi Tenco - Quello che tu vorresti avere da me

10. Luigi Tenco - Intro a ragazzo mio

11. Luigi Tenco - Ragazzo mio

12. Luigi Tenco - Non sono io

13. Luigi Tenco - Ah l'amore, l'amore

14. Luigi Tenco - Vedrai vedrai

15. Luigi Tenco - Les temps file ses jours (un giorno dopo l'altro)

16. Luigi Tenco - One day is like another (un giorno dopo l'altro)

17. Luigi Tenco - Cada uno es libre (ognuno è libero)

18. Luigi Tenco - Io sono uno

19. Luigi Tenco - Guarda se io


Bonus track:

20. Settetto Moderno Genovese - I know, don't know how (Luigi Tenco al sax, 1957)

21. Settetto Moderno Genovese - The continental (Luigi Tenco al sax, 1957)

22. Sandro Ciotti e Luigi Tenco: intervista (1962)


CD 2

Canzoni di Luigi Tenco in registrazioni live inedite dalla Rassegna della canzone d’autore del Club Tenco


01. Vinicio Capossela - Lontano lontano

02. Roberto Vecchioni - Ho capito che ti amo

03. Simone Cristicchi - Vita sociale

04. Ardecore - Quasi sera

05. Shel Shapiro - Cara maestra

06. Alice - Se sapessi come fai

07. Alessandro Haber - Mi sono innamorato di te

08. Skiantos - Uno di questi giorni ti sposerò

09. Tètes de Bois - Angela

10. Giorgio Conte - La mia valle

11. Elena Ledda – Sa cantzoni de su marineri (Ballata del marinaio)

12. Giovanni Block - Ballata della moda

13. Gerardo Balestrieri - Se potessi amore mio

14. Ricky Gianco - Vorrei sapere perchè

15. Ada Montellanico - Averti tra le braccia

16. Paolo Simoni - Giornali femminili

17. Eugenio Finardi - Lontano lontano

Sito ufficiale del Club Tenco: www.clubtenco.it

Sito ufficiale di Alabianca Group Srl: www.alabianca.it


Voto: 8/10

domenica 24 gennaio 2010

Sergio Cammariere
Carovane

Carovane: in cammino verso nuovi mondi musicali.
di Fabio Antonelli

Questo nuovo episodio del crotonese Sergio Cammariere mi appare subito diverso dai precedenti lavori sin dalla canzone che apre il disco e ne dà il titolo “Carovane”, caratterizzata da un testo pieno di poesia che si chiude con questi mirabili versi "La tesi di cui qui trasformo in canto / il segno che rimane e non consola / la mela da cui Eva staccò il morso / più mi perdo e più mi riconosco" prima del lucente assolo di sax baritono di Javier Girotto.

Certo con lui c’è sempre il consueto contributo del paroliere Roberto Kunstler, ma questa volta l’amico e socio sembra aver partorito versi molto più attenti e raffinati, più adatti a questo nuovo corso di Cammariere che ha finalmente rivolto lo sguardo oltre confine e ha donato al nuovo progetto un respiro più ampio.

Non tutto magari suona come nuovissimo, forse sarebbe pretendere troppo veder rinnegato quanto scritto e cantato fino ad oggi, diciamo che il nuovo lavoro si divide tra brani che oscillano tra il vecchio Cammariere ed il nuovo con episodi che stanno ovviamente a metà strada tra i due mondi.

Fa parte di questa ultima categoria ad esempio il secondo brano “Insensata ora” che dopo un’apertura sublime con il pulsare delle percussioni, l’incedere deciso del piano e il suggestivo filicorno con sordina di Fabrizio Bosso, si perde poi un po’ per strada con quel canto che si fa un po’ piatto e simile a tante altre canzoni di Sergio, si riprende quota giusto verso la fine del brano, quando rientrano in gioco gli elementi iniziali a donarci una crescente e solenne chiosa.

Affascinante è anche l’introduzione di “Senti” tra percussioni e suggestioni orientali, ma il canto qui è più sofferto ed intenso e tutto appare più ricercato e curato con quella elegante commistione tra l’eleganza degli archi ed il suono suadente della chitarra elettrica. Intensa come un invocante canto d’amore.

Si torna ad atmosfere decisamente più jazzate e fumose, più vecchia maniera con “Senza fermarsi mai”, però le spruzzate di percussioni un po’ sudamericane, la sempre splendida tromba di Bosso che si avvolge dentro mirabili spirali sonore e gli incisi dello stesso Sergio al piano rendono il tutto molto godibile, con una cadenza a tratti impetuosa.

E’ decisamente nostalgica “Nei quadri della nostra giovinezza c’è un colore dominante / nel cielo che descrivere non so / le fughe verso mondi immaginari / dove fingere non puoi indifferenza” l’atmosfera dominante della successiva “I quadri di ieri”, giocata tutta tra piano, sax e gli archi che chiuderanno poi il brano, forse meno caratterizzata della precedente canzone resta comunque un buon pezzo.

E’ il pianoforte solo di Sergio ad introdurre uno dei brani più originali dell’intero lavoro “La mia promessa” in cui la poesia dei versi di Kunstler "Quanti cieli limpidi vedrò / e costellazioni su di noi / questo cielo infinito che brilla per noi / e anche lì dove vivi risplende per te" si intreccia perfettamente alle sonorità decisamente orientali, direi di natura buddista, di sitar e tampura, confezionando un brano davvero pieno di fascino. Forse il migliore in assoluto.

Con “Non c’è più limite” si rimane comunque su buoni livelli, il pezzo è caratterizzato da un ritmo molto incalzante tra tromba, chitarra elettrica e un testo “Non c’è più limite all’oltraggio che elimina la tua verità / non è possibile che sia più credibile di questa realtà / cosa significa questo rumore non so / sono parole ormai prive di un senso compiuto però / non c’è più limite non vedo più regole e rispetto tra noi” che parla del destino umano sempre più in bilico in un mondo ormai senza più regole, bella l’incandescente ripresa finale sostenuta da un incalzante pianoforte ed un’infuocata tromba.

“Varanasi” è un brano solo strumentale, ma è forse più evocativo di molte parole, il pianoforte nelle mani sicure di Cammariere è reso vibrante e ottime sono le percussioni che lo accompagnano. Da ascoltare perché cattura in bilico tra classicismo e jazz.

Con “Paese di finti” musicalmente si torna al primo album, lo swing è molto accattivante, ma ricorda molto “Cantautore piccolino”, il testo è invece un’accesa critica al nostro paese, anche se il tono di denuncia del testo è decisamente in contrasto con il tono canzonatorio del brano o forse l’effetto è voluto quasi a voler dire che non vale la pena prendersi troppo sul serio come da non prendere troppo sul serio è questa Italia, paese di “finti di calcio o di politica in tv / democristiani e leghisti / ma il sesso rimane tabù, / finché la notizia di quel presidente in mutande / fa il giro del mondo e diventa una cosa che fa / di un’hostess qualunque una diva una celebrità”. Il rischio come sempre è quello di sfiorare il qualunquismo ma resta però canzone piacevolissima.

“Storia di un tale” è invece molto particolare, sospesa tra ricordi malinconici, rivoluzioni solo sognate ed utopie ambientaliste, piena di amara nostalgia, con qualche sonorità tzigana, ripercorre il rapporto di amicizia che lega ormai da anni Sergio a Roberto Kunstler, sembra una storia decisamente fantastica tanto che ad un certo punto Sergio canta “Se la vita è tutta un sogno sai dirmi quando ci sveglierà?”. Tra i momenti migliori del disco.

Molto intrigante sin dal primo ascolto è “Tre angeli” che con i suoi archi e i suoi versi legati ai numeri “Tre angeli sulla strada tra nuvole e paradiso / camminano sul tempo ancora non diviso e piangono quando è sera / le vittime della guerra e si alza la bandiera per tutti sulla terra / e il secondo dice è strano / ma nessuno ha la risposta / tutto è falso tutto è vero tutto gira senza sosta / il terzo resta zitto si limita a guardare / la strada che finisce dove comincia il mare” sa molto di canto giullaresco, decisamente fuori dai soliti schemi.

Altro brano strumentale “La forcella del rabdomante” asseconda in pieno quel carattere di ricerca e di mistero che ha insito nel titolo. Componimento bello e misterioso.

Il disco chiude con “La rosa filosofale” un altro dei punti alti dell’intero progetto, introdotto in maniera magistrale da sonorità dilatate ed arabeggianti, ci conduce per mano in un’introspettiva ricerca mistica "L'altro è un concetto infinito / se tu sai che Io è un altro” e poi “Dentro sento il soffio del vento / altre volte mi osservo / altre volte invece mi interrogo / sulle cose che di me poi non so". Mistica e magnificente.

Eccoci dunque ad un nuovo corso, certo in alcuni momenti Cammariere sembra volere tornare sui suoi passi, ma sostanzialmente sembra aver finalmente intrapreso un nuovo viaggio musicale, accompagnato sempre dal fido paroliere Klunster e da una squadra di musicisti di indubbio spessore tra cui citerei almeno Fabrizio Bosso a tromba e filicorno, Javier Girotto ai sax, Jimmy Villotti alla chitarra e Gianni Ricchizzi alla vina, sitar e tampura ha ora aperto lo sguardo verso altre esperienze musicali. Non c’è più solo jazz casalingo e fumoso, ci sono influenze mediorientali, buddiste, tzigane ed il disco appare nel complesso elegante e ben suonato, anche alla lunga rimane sempre piacevole.

Resta solo da vedere dove realmente ci stanno trasportando queste Carovane di Cammariere, per il momento non ci resta che salire fiduciosi e lasciarci trasportare in questo interessante viaggio verso altri mondi.


Sergio Cammariere
Carovane

Emi - 2009

In tutti i negozi di dischi.

Tracklist
01. Carovane
02. Insensata ora
03. Senti
04. Senza fermarsi mai
05. I quadri di ieri
06. La mia promessa
07. Non c'è più limite
08. Varanasi
09. Paese di finti
10. Storia di un tale
11. Tre angeli
12. La forcella del rabdomante
13. La rosa filosofale

Crediti:
Sergio Cammariere – pianoforte, hammond B4, keyboard, WS station/emu, melodica soprano/alto
Amedeo Ariano – batteria
Luca Bulgarelli – contrabbasso
Fabrizio Bosso – tromba e filicorno
Bruno Marcozzi – percussioni
Simone Haggiag – percussioni
Olen Cesari – violino
Michele Ascolese – chitarra
Javier Girotto – sax baritono e soprano, moxeño
Gianni Ricchizzi – vina, sitar e tampura
Sanjay Kansa Banik – tabla
Jimmy Villotti – chitarra
Eugenio Vatta – udu, campionamenti
Orchestra D’Archi DIMI diretta da Marcello Sirignano

Testi: Roberto Kunstler
Musiche: Sergio Cammariere

Produzione artistica: Sergio Cammariere

Sito ufficiale di Sergio Cammariere: www.sergiocammariere.com
Sergio Cammariere su MySpace: www.myspace.com/sergiocammariereofficial

Voto: 7,8/10

EYESTONE BRAIN: Esce “L’Ombra Della Piramide”



Gli Eyestone Brain debuttano nel panorama musicale italiano con “L’Ombra Della Piramide”, prodotto da Andrea Mei (ex Gang, autore di alcuni degli attuali successi dei Nomadi) e pubblicato per Potemkin

“L’Ombra Della Piramide” sprigiona energia, evoca simbologie e narra storie reali che trasportano in un mondo pieno di uomini macchina, nazioni che si autodistruggono, lande desertiche e inquinate, ragazze fragili come la polvere. Un mondo in cui, vero e falso, amico e nemico, non hanno più una linea di demarcazione e sembrano parole senza senso.
La musica e le melodie spaziano da Seattle ai sobborghi d’Inghilterra senza dimenticare l’America dei deserti e del sole Californiano. Il tutto miscelato in una propria e originale formula che tenta di esplorare nuovi territori.

L’interesse che la band sta suscitando nel circuito live è davvero notevole e la dimostrazione è nel lungo tourclub che li sta vedendo impegnati sui maggiori palchi d’Italia.




EYESTONE BRAIN TOUR CLUB 2009
14/10 MILANO - LE SCIMMIE, 17/10 FROSINONE - CANTINA MEDITERRANEO,
23/10 PONTREMOLI (MS) - THE GRAPES, 30/10 CIVITANOVA MARCHE (MC) – GIOIA LIVE MUSIC
06/11 ROVATO (BS) – KORTOCIRKUITO, 14/11 SAN SEVERINO MARCHE (MC) - BIRRERIA DEL BORGO
21/11 LUCO DEI MARSI (AQ) - COLORADO CAFE', 27/11 PORTO POTENZA PICENA (MC) – ROCKAWAY
28/11 FIRENZE - CAFFE' MONTEGRAPPA, 29/11 FAENZA (RA) – M.E.I.
04/12 MANTOVA - ARCI TOM, 05/12 GRANDATE (CO) – WOODSTOCK, 12/12 CANTU' (CO) – AGUAPLANO
18/12 CIVITANOVA MARCHE (MC) - TO BE OR, 19/12 PESARO - EXCALIBUR BLUES PUB
08/01 POTENZA – CARPE DIEM
23/01 MARIANO COMENSE (CO) – CIRCOLO DELLE ARTI

Eyestone Brain:

Alessio Bernardini – voce
Luca Carini – basso
Muzio Copparini – chitarra e cori
Gianluca Carletti - chitarra
Matteo Quattrini – batteria

EYESTONE BRAIN
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domenica 17 gennaio 2010


Categoria: Musica

Momo

Stelle ai piedi


Stelle ai piedi: sul palco ecco come per magia spuntare un jolly...

di Fabio Antonelli


“Le canzoni che scrivo non sono mie. Le note piovono nel cappello insieme ai sogni, le parole cadono dalle finestre aperte del mondo. Io le raccolgo, le metto insieme e le offro a voi che passate, come un prato offre i fiori che il vento ha seminato. Spero che il loro profumo vi piaccia. E che passerete ancora di qua.”


Possono però le canzoni avere un proprio profumo? Beh se a scriverle e cantarle è una donna che all’anagrafe è registrata come Simona Cipollone, che si fa chiamare con il nome d’arte di Momo suggeritole in sogno da Totò, che gira per il mondo con uno zainetto speciale che tirata una cordicella in caso di mancata apertura delle ali la lascia cadere dolcemente come Mary Poppins, con un cappello lasciato ogni sera ai piedi del letto e capace di riempirsi dei suoi sogni, che indossa la maglietta dell’amore ed un paio di pantaloni della musica donatogli da un ragazzo di New Orleans, mentre ai piedi calza le scarpe della memoria anche questa magia è possibile.


Momo ha realizzato un lavoro multimediale (libro+cd) in cui racconto biografico e canzoni sono si capaci di vivere autonomamente, però insieme ci aiutano ad entrare meglio nel mondo personalissimo dell’artista Momo ben diversa dalla donna Simona Cipollone, la prima è un po’ come “Un Jolly. Sì proprio quello delle carte. Quello con quel fantastico cappello a sonagli e quell’incredibile vestito a strisce colorate… E’ un po’ folle certo. Del resto, non a caso si chiama matta” una che “Ha carisma da vendere, altroché! Quando entra in scena, non c’è n’è per nessuno. Gli altri? Nessun problema: tutti ai suoi piedi.”, la seconda è spesso a disagio ed anche “Profondamente antipatica” specie dopo i concerti.


Siete però curiosi di sapere come sono le sue canzoni? Beh, hanno qualcosa che le accomuna tutte, sono tutte molto brevi, nessuna raggiunge i quattro minuti, ma in questa manciata di secondi sanno concentrare ed esprimere al meglio “tristezza, dolore solitudine, rabbia, incomprensione, distanza, assenza, perdita, disperazione. Le materie prime” delle canzoni di Momo, come precisa lei stessa ed a ragione in un passo del libro.


Ecco allora la delicatissima melodia al pianoforte di “Il piccolo re” tuffarci subito in un’atmosfera fiabesca colma d’amore e di desiderio non ripagato “E i giorni eran mesi e i minuti furono anni” e che si chiude con i versi “e in dono al cielo diede tutta la sua natura / occhi belli occhi suoi occhi di chi vuoi” e la ripresa della melodia iniziale.


Molto bella anche “Le maschere” che dopo un andamento piuttosto sincopato segnato da tastiere e fisarmonica, lascia partire una melodia piena di anelito suonata dal violino di H.E.R. dopo i toccanti versi “La maschera nera è la notte nuda e cruda / un bel giorno però s’è nu poco scucciata / Questa maschera è quella che vorrei anch’io / libera e sveglia per guardare la maschera di Dio”.


“Ho” è con i suoi 3’45 la canzone più lunga e allo stesso tempo quella con il titolo più breve, è forse quella che meglio rappresenta lo spirito di Momo con quel ritornello mutevole da “Ma tu che hai la notte dammi la tua luce / ma tu che hai parole dammi la tua voce” a “Ma tu che le stelle dammi la verità / ma tu che hai la sete resta ancora qua” fino a “Ma tu che hai le note dammi qualche strofa / ma tu che hai la strada mostrami dov’è”, c’è ancora qualcuno che pensa si possa farcela da soli?


Non c’è tempo per riprendersi ed ecco decollare al piano una struggente melodia, quella di “L’amore sale piano” che culminerà nei versi finali “Sì non so perché l’amore scende sino a me e fa male” non prima di passare ad una splendida immagine “E funamboli sul filo scivoliamo verso la paura in fretta / siamo la sorgente e il mare”.


Anche la successiva “La spazzatura” sembra incanalarsi su una musicalità sofferta, dopo il vibrare dei piatti, il languore del pianoforte, la voce sofferente di Momo, il respiro della fisarmonica, ma eccoci precipitati di botto in una tarantella-beguine inebriante, per una canzone che parla di un amore ormai irrimediabilmente conclusosi con ironica irriverenza.


In “A chi mi volle bene” ritorna lo spirito un po’ circense un po’ giullaresco di Momo, la canzone è fatta di continui alti e bassi, accelerazioni e frenate, gioia e dolore fino ai tragici versi finali “Sorda umanità circense che implori impunemente. Che racconta… / Al mio sangue nelle vene rosso corallo il mio sangue nelle vene / datelo vi prego a chi mi volle bene”.


E’ invece puro gioco la successiva “L’eur de Momò” in cui Momo utilizzando una sorta di gramlot-francese inventa una dolce e delicata canzone resa suggestiva da azzeccate percussioni, godibilissima e delicatissima come un’essenza profumata di “pur mughett rose plus de troi catr senc de zaffata”.


Sa d'ispirazione vagamente medioevale, introdotta da suoni d’archi, poi traditi da insistenti sonorità elettriche distorte sostenute da energiche percussioni la canzone “Scelta di pazienza” ci rivela una Momo adirata “e non è poi un reato incazzarsi con il cielo / se ora dentro stanno scoppiando delle mine di veleno” e scaltra “e non è da buon artista dimagrire per cazzate / ma scelta di pazienza per non essere acchiappati”.


In “Autobiografia” torna la fluida armonia del pianoforte, qui solo ad accompagnare la voce di Momo che in una splendida canzone si paragona ad una pietra scagliata contro uno scoglio in riva al mare, ma la conclusione apre uno spiraglio di speranza “Ma ci sono sempre quelle mani che dolcemente le raccolgono e le amano”. Personale quanto bella.


Con “Il ladro” si passa a sonorità tanghere, caratterizzate da fisarmonica, legnose percussioni, chitarre elettriche, a tratti sembra di avvertire fascinazioni caposseliane, ma forse sono solo allucinazioni subito allontanate dalle aperture melodiche ben sorrette dalla voce di Momo.


“Stelle ai piedi” che dà anche il titolo all’intero progetto, è invece un’intensa canzone d’amore in cui dopo splendidi versi “E in volo notturno le si distese l’universo / stelle ai piedi in braccio bianca era la luna / non andare via da lei / non la lasciare mai / dalle luce il vento che possa respirare” si libera un'avvolgente ed intrigante melodia di archi che si intrecciano con il pianoforte ed è pura magia come un eterno e sospirante languido amore.


Staccarsi da un brano è comunque difficile, ecco allora cadere a fagiolo un brano “televisivo” come “Panoramica di un miraggio” in cui sembra di ascoltare una Momo-Carrà impegnata in una sorta di sigla di qualche varietà dal testo tanto lungo quanto vuoto, come una TV fatta di sola apparenza presa in giro alla grande.


Il congedo è affidato ad una felliniana canzone intitolata “Il palcoscenico” dove emerge ancora una volta la dualità tra la donna Simona Cipollone e l’artista Momo e penso che lo sottolineino bene i conclusivi versi “Stretti tra i lamenti di un buffone / che ride della vita e dell’amore / tra le maglie di un destino / nel silenzio del rumore”, proprio quel silenzio del rumore che avvolge l’artista a fine spettacolo, quando smessi i panni di Superman torna ad essere un qualsiasi Clark Kent.


Nel complesso quindi questo nuovo progetto di Momo è davvero convincente, direi che si conferma senza dubbio come una delle artiste più originali dell’intero panorama italiano capace, soprattutto dal vivo, di irretire letteralmente gli spettatori offrendo uno spettacolo minimalista (dal vivo è solitamente accompagnata da Federica Principi al pianoforte e Desireé Infascelli alla fisarmonica e mandolino fatta salva a volte, la presenza preziosissima di H.E.R. al violino), in cui lavorando per sottrazione e con quella sua voce personalissima riesce a realizzare il miracolo di esaltare ancor più il carattere conciso, quasi fulminante, delle sue composizioni.


E pensare che, nella conferenza stampa di presentazione della seconda serata del Tenco, cui ha poi preso parte, mi era sembrata persino un po’ supponente oltre che impacciata, beh poi ripensandoci ho capito: quella era Simona, poi la sera è salita sul palco Momo ed il miracolo s’è ripetuto.




Momo

Stelle ai piedi


Grandi AsSaggi Bompiani - 2009

Nei migliori negozi di dischi e libri.


Tracklist

01. Il piccolo re

02. Le Maschere

03. Ho

04. L’amore sale piano

05. La Spazzatura

06. A chi mi volle bene

07. L’Eur de Momò

08. Scelta di pazienza

09. Autobiografia

10. Il ladro

11. Stelle ai piedi

12. Panoramica di un miraggio

13. Il palcoscenico


Crediti:

Momo: voce, pianoforte (2, 6)

Luca Venitucci: pianoforte, fisarmonica e tastiere

Matteo D’Incà: chitarre elettriche e acustiche

H.E.R.: violino

Luca Tilli: violoncello

Daniele Ercoli: contrabbasso (3, 7, 8, 10, 12)

Giulio Caneponi: batteria e percussioni

Alessandra Casale, Margherita Lami, Samantha Benenati, “i piccoli” Gianluca e Sara Benenati, Daniele Bocciolini: cori (12)


Testi e musiche: (1, 2, 3, 5, 6, 8, 9, 10, 13) S.Cipollone, (4, 11) S.Cipollone - S.Fioretti, (12) S. Cipollone - V.Riviello


Produzione esecutiva: Simone Grassi

Arrangiamenti e direzione musicale: Luca Venitucci

Prodotto da Jux Tap entertainment


Registrazione, missaggio e masterizzazione effettuati tra luglio e novembre 2008 presso Millenium Audio Recording, Roma

Tecnici del suono: Daniela Bombelli e Fabio Ferri

Editore (1,6): Technodisplay


Momo su MySpace: www.myspace.com/mometta


Voto: 8,5/10